Studentessa morta, denunciata l’ agenzia
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fonte:
- Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI – Il dolore per la morte di Giulia è tanto. Un incidente che ricorda quello in cui morì l’ attrice e danzatrice Isadora Duncan, strangolata nel maggio del 1927 dalla sciarpa che indossava, le cui frange si erano impigliate nei raggi delle ruote della Bugatti sulla quale era appena salita a Nizza, salutando gli amici con una frase rimasta famosa: «Adieu, mes amis. Je vais à la gloire!». Dopo quasi un secolo quella tragedia si è ripetuta e ha spezzato la vita a una ragazza di 22 anni, Giulia Grasso, in vacanza a Mykonos. Il pareo si è impigliato nel motore del quad su cui viaggiava e le ha spezzato il collo. «Spero che la salma possa partire da Atene mercoledì pomeriggio per poi arrivare mercoledì sera all’ aeroporto di Catania. Anche se mia nipote è di Napoli mia sorella è di Catania e la tomba di famiglia è a Biancavilla». Salvatore Pastanella, zio di Giulia, vuole i responsabili. «Chiaramente noi non c’ eravamo quando è successo – ha detto Pastanella, adesso in Grecia – ma è chiaro che l’ agenzia che ha affittato il mezzo abbia delle responsabilità. Chiederemo che finisca sotto inchiesta: non sono stati rispettati i criteri di sicurezza di base. Attiveremo tutte le procedure per capirne di più, una ragazza di vent’ anni non può andarsene in un incidente così banale». Insomma ci sono dei responsabili? «Non voglio puntare il dito contro nessuno – ha precisato – ma credo che un pareo non sarebbe potuto rimanere incastrato se fosse stato garantito dall’ agenzia il margine di sicurezza del veicolo». Lo zio della ragazza ha poi voluto «ringraziare tutto il personale diplomatico italiano, che ha svolto un servizio efficiente e umano», ricordando che i genitori della vittima sono rimasti in Sicilia perché «letteralmente distrutti». Giulia Grasso, di origine palermitana, era residente da tempo a Napoli con la madre nel quartiere di Fuorigrotta, ed era iscritta alla Facoltà di Medicina e chirurgia della Federico II. Tantissimo dolore su Facebook da parte di chi la conosceva. «Eri una persona splendida, sempre sorridente, simpatica, divertente», scrivono gli amici. E ancora: «Non riesco a non pensare… non riesco a crederci… la mia mente va a 10 giorni fa quando non aspettavi altro che partire per le vacanze». Giulia Grasso aveva trascorso una settimana nell’ isola greca e poco prima di partire aveva fatto con le amiche compagne di viaggio una breve escursione sul mezzo a quattro ruote, seduta come passeggero. Il sottile pezzo di stoffa era stato usato per proteggersi dal vento. Secondo quanto ricostruito dalla polizia locale, la lunghezza della sciarpa improvvisata è stata fatale. Un lembo e finito nel motore del quad mentre questo era in moto, e lo strappo conseguente ha spezzato il collo della studentessa, trascinandola anche a terra. Inutili i soccorsi. «Non c’ era un avviso che indicasse alle ragazze quale abbigliamento era più consono portare. Nessuno dei responsabili della struttura dove hanno preso in fitto i quad ha spiegato loro che era meglio non indossare sciarpe o anche semplicemente gonne lunghe. In Italia, mi dicono, queste indicazioni invece vengono fornite. Quello che è accaduto alla povera Giulia si sarebbe potuto evitare con poche, semplici informazioni». Sono le parole di Vittorio Pistacchio, il padre di Alessandra, l’ amica che guidava il quad sul quale ha perso la vita Giulia. L’ uomo racconta di una figlia sotto choc, distrutta. «Mancavano pochi metri dalla casa che avevano in affitto. E il giorno dopo sarebbero tornate a Napoli. Una fatalità assurda». Chiede un’ inchiesta sull’ agenzia che ha fittato il quad anche il Codacons. Giuseppe Ursini, presidente e responsabile della sezione di Napoli, spiega: «Siamo contrari al fatto che i quad vengano usati da persone non esperte del settore. Sono una rivisitazione di moto ad alta potenza, sono moto complesse e devono essere usate da esperti. Attiveremo anche noi le procedure per chiedere ai magistrati di accertare i fatti e se ci siano eventuali responsabilità e se sarà avviato un procedimento penale ci costituiremo parte civile». Espedito Vitolo RIPRODUZIONE RISERVATA.
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