10 Agosto 2013

Spesa un po’ più leggera Ma non per i consumatori

Spesa un po’ più leggera Ma non per i consumatori

DI ANDREA Z AGHI A luglio in Italia l’ inflazione è finita sull’ ottovolante. Secondo i dati dell’ Istat l’ indice generale dei prezzi ha fatto segnare una sostanziale stabilità, quelli dei beni di maggiore consumo sono però cresciuti e quelli degli alimentari scesi tanto da far parlare di una deflazione specifica per il comparto. Follie apparenti dei mercati, che, tuttavia, hanno immediatamente fatto lanciare l’ allarme sul caro-spesa. Guardando ai numeri dell’ Istat, in luglio l’ inflazione è aumentata dello 0,1% su base mensile ed è rimasta all’ 1,2% su base annua. Fin qui si potrebbe parlare di stabilità generale dell’ andamento dei prezzi. Ma a crescere del 2% rispetto allo scorso anno sono stati i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, quelli che formano il cosiddetto ‘carrello della spesa’, a causa dei rincari dei trasporti (+1,2%), sui quali incidono fattori stagionali, dei ‘beni energetici non regolamentati’ (+0,8%). Questi aumenti sono stati in parte compensati dal calo dei prezzi degli ‘alimentari non lavorati’ (-2,3%), per lo più dovuto al crollo delle quotazioni dei ‘vegetali freschi’ (-7,2%) e della ‘frutta fresca’ (-6,7%). Guardando la situazione da un altro punto di vista, invece, nello stesso mese i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori sono diminuiti dello 0,2% su base mensile e, come si è detto, cresciuti del 2,0% su base annua (in accelerazione dal +1,7% del mese precedente). Tutto però ha una spiegazione. L’ Istat ha precisato che la stabilità dell’ inflazione è la sintesi di spinte di segno op- posto e che tutto sommato non c’ è da stupirsi: è il mercato che comanda. Ma i numeri hanno fatto tuonare i consumatori, scatenando una pioggia di cifre. Secondo il Codacons «significa che una famiglia media di tre persone, per la sola spesa di tutti i giorni, spenderà 279 euro in più. Per una coppia l’ aumento equivale a 230 euro in più su base annua». Una batosta finanziaria «superiore – spiegano – all’ Imu sulla prima casa, pari a 225 euro». Mentre Federconsumatori e Adusbef vanno giù ancora più pesante: il peso per una famiglia di tre persone sarà di 708 euro l’ anno. Secondo le due associazioni si tratta di un danno gravissimo e incomprensibile «vista la fortissima contrazione dei consumi», che ha alla base speculazioni incontrollate. «In assenza di domanda – spiegano – il sistema produttivo e imprenditoriale non sarà in grado di uscire dalla crisi e i minori consumi e la deleteria crescita delle prestazioni in nero avranno pesantissime conseguenze per le casse dello Stato». Da qui una serie di richieste: eliminare qualsiasi ipotesi di aumento dell’ Iva, sopprimere l’ Imu sulla prima casa (ad esclusione delle abitazioni di lusso), rimodulare la Tares e farla slittare al 2014. E, mentre i consumatori protestano, gli agricoltori ricordano: «Il calo dell’ inflazione per i prodotti alimentari – dice Coldiretti – è dovuto non soltanto alla riduzione delle quantità acquistate, ma anche al diverso modo di fare la spesa degli italiani in tempo di crisi. Le vendite dei cibi low cost nei discount alimentari sono le uniche a crescere». Cambia quindi la spesa degli italiani. E l’ inflazione ne è, a suo modo, un indicatore. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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