12 Agosto 2013

Locali contro la crisi. «Milano non è la più cara»

Locali contro la crisi. «Milano non è la più cara»

Sorpresa d’ estate: la tazzina di caffè è più economica (in media, ovviamente) rispetto a quella servita nei bar di Torino, il cappuccino meno caro che a Bologna, la pizza al di sotto dei prezzi di Venezia. Qualcosa, a Milano – la città più cara d’ Italia secondo l’ Istat – sta cambiando. O, meglio, cambia negli altri comuni d’ Italia, dove certi costi – al ristorante, in trattoria – sono aumentati: «Da anni non ritocchiamo le tariffe – dice Alfredo Zini, vicepresidente vicario di Epam, l’ associazione dei pubblici esercizi ambrosiani – e il risultato è chiaro: le altre città ci hanno raggiunto». I dati sono quelli di luglio, esaminati dal centro studi Fipe, la federazione che riunisce, a livello nazionale, le imprese che svolgono attività di ristorazione e di intrattenimento. Analizzando oltre un centinaio di esercizi per località, ecco il risultato: il caffè al banco nei bar milanesi costa in media 97 centesimi, 3 in meno di Firenze, 7 di Bologna. Il cappuccio – sempre in piedi – raggiunge l’ euro e 38 a Bologna contro i «nostri» 1,27 (ma Roma è imbattibile: 1,03). Il panino imbottito, invece, resta il più caro sotto la Madonnina: 3,64 euro contro i 2,28 di Firenze. Il record della pizza più costosa è veneziano (10,40 con bibita). Non è sempre stato così. Solo per fare qualche esempio, nel 2003, spinti dall’ euro, i prezzi fecero balzare Milano dal 63° al 17° posto tra le metropoli più costose al mondo (classifica Mercer) e il sindaco Gabriele Albertini commentava: «Viviamo in una città sempre più richiesta. Per questo è cara». Attraversata la crisi globale e locale, i dati sono cambiati: nel 2011 la posizione di Milano era la numero 25, nel 2012 la 38. Zini aggiunge: «Considerando il caroaffitti, gli stipendi, l’ aumento dell’ acqua e soprattutto del trasporto merci segnato da Area C, si vede il grande sforzo di ristoratori e baristi per lasciare invariati i listini». Prezzi «concorrenziali» rispetto a città in cui il costo della vita è più basso. «Milano – conclude Zini, che è anche vicepresidente nazionale Fipe – si sta riscoprendo più accessibile a tutti». Dissente Marco Donzelli, presidente del Codacons: «Milano costa tanto in tutto, non è per niente economica, altro che medie basse. E le differenze tra centro e periferia sono abissali. Consiglierei ai turisti di stare molto attenti». Nella polemica si inserisce anche Pier Galli, a capo dell’ associazione «Il Salotto» che riunisce i commercianti della Galleria Vittorio Emanuele: «Gli stranieri non spendono più come una volta, non possiamo respingerli con prezzi troppo alti. Io per esempio, non ritocco il prezzo della pizza Margherita da almeno sei anni, nonostante i costi di gestione siano molto cresciuti. Siamo sempre aperti e i turisti sono soddisfatti, altro che centro inospitale e troppo caro». Parola d’ ordine: nessun aumento d’ estate. Se mai in autunno, o durante i grandi appuntamenti fieristici. «Nei mesi caldi c’ è un turismo low cost molto diverso da quello invernale – conclude Galli – che va rispettato». Confronti tra città. Roma e Napoli più economiche rispetto al Nord, il «carocappuccino» di Bologna, le differenze minime tra Firenze e Torino. «Ma lo sapete che a Londra il caffè costa una sterlina e ottanta?», dice Remo Ottolina, presidente dei torrefattori lombardi. E chiude: «Non abbiamo aumentato il prezzo della tazzina di un centesimo. Anzi, in molti casi lo abbiamo abbassato». Annachiara Sacchi RIPRODUZIONE RISERVATA.
annachiara sacchi

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