LE REGOLE E LO SPONSOR
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fonte:
- Corriere della Sera
di paolo conti.
Sul restauro del Colosseo si sono sostenute molte tesi. Ma in certi casi, più delle opinioni e dei sospetti legittimi in assenza di regole, valgono gli accordi sottoscritti. E nelle ore in cui il Consiglio di Stato ha ritenuto infondato il ricorso del Codacons contro la sponsorizzazione della Tod’ s di Diego Della Valle, vale la pena rileggere le carte firmate nell’ accordo del 21 gennaio 2011. E qui ci atteniamo, a scanso di qualsiasi equivoco legato al ruolo di Diego Della Valle, a freddi dati di cronaca. Nel documento si «riscopre» ciò che è già noto a chi conosce l’ intesa messa a punto dall’ allora Commissario delegato per gli interventi nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica. Se i Beni culturali hanno avuto un funzionario rigorosamente attento alle prerogative dello Stato nella tutela del nostro Patrimonio, quello è proprio Roberto Cecchi, già Segretario generale del dicastero e già sottosegretario di Stato nel governo Monti. Al punto 3 dell’ intesa si legge con chiarezza: «Le funzioni di direzione scientifica e di vigilanza su tutte le attività relative agli interventi saranno assunte dalla Soprintendenza». Primo sospetto, dunque, accantonato. Molti temono che Tod’ s finisca per impadronirsi del marchio Colosseo e farne il brand per le sue scarpe. L’ intesa (punto 4.2) consente solo di «pubblicizzare, anche in abbinamento a prodotti e/o marchi dello sponsor, l’ erogazione del proprio contributo per la realizzazione dei lavori di restauro del Colosseo», di inserire il marchio nel retro del biglietto d’ ingresso del Colosseo e sulla recinzione del cantiere «in forme compatibili col carattere storico-artistico, l’ aspetto e il decoro del Colosseo». Visto il potere di vigilanza della Soprintendenza, sarà sempre un organo dello Stato a controllare. Tod’ s ha voluto ribadire più volte di non aver mai pensato di usare il marchio Colosseo a scopi commerciali: conferenza stampa sull’ accordo del 21 gennaio 2011, diversi comunicati stampa e la lettera inviata il 14 aprile 2011 al Commissario delegato, al ministro per i Beni culturali, al sindaco: «L’ unico interesse di Tod’ s, in quanto azienda conosciuta nel mondo per la grande qualità dei suoi prodotti e del made in Italy, è quello di mettersi a disposizione del proprio Paese e, in questo caso, di avere l’ onore di restaurare il monumento simbolo dell’ Italia nel mondo». E la decisione di sponsorizzare il restauro è avvenuta «a patto che il Colosseo, per tutto il periodo dei lavori, non venisse utilizzato da nessuno, gruppo Tod’ s ovviamente compreso, per forme di pubblicità legate a qualsiasi forma di sfruttamento del monumento». Difficile immaginare che, di fronte a tanti impegni pubblici assunti con le istituzioni, uno sponsor possa cambiare rotta, stravolgere le regole e perdere credibilità nel mondo. A meno di non voler demonizzare a priori, sempre e comunque, la mano privata solo e soltanto perché è mano privata. Altri equivoci si dissolveranno quando verrà costituita l’ Associazione Amici del Colosseo che dovrà promuovere e dare visibilità al restauro anche nel centro di informazione previsto nell’ intesa. C’ è, anche qui, chi teme diventi una vetrina di pubblicità più o meno occulta. Basterà affidare la presidenza dell’ Associazione a una prestigiosa personalità accademica legata all’ archeologia. I nomi a Roma ci sono, e anche autorevoli. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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