1 Agosto 2013

Colosseo, via libera ai lavori di Della Valle

Colosseo, via libera ai lavori di Della Valle

 Il Consiglio di Stato ha pubblicato ieri la sentenza con cui rigetta il ricorso del Codacons contro il contratto di sponsorizzazione della ditta Tod’ s di Della Valle per il restauro del Colosseo. Resta il dubbio però che questa possa essere la parola fine alla lunga querelle mediatico-giudiziaria che si è scatenata fin dal 2010 intorno all’ anfiteatro più celebre del mondo, intitolato alla dinastia degli imperatori Flavi. In un dispositivo a latere infatti i giudici hanno chiesto una riunione plenaria del Consiglio di Stato per definire un altro ricorso che pende sui lavori, in particolare su una gara d’ appalto che nel frattempo si è svolta. Nella sua bocciatura il Consiglio di Stato ha ribadito la sentenza del Tar del Lazio, ritenendo il Codacons privo di legittimazione per ricorrere contro la sponsorizzazione di Tod’ s, ma è voluto entrare anche nel merito, ribadendo come nel campo delle sponsorizzazioni la pubblica amministrazione sia libera nello stipulare contratti e un ricorso può essere ammissibile solo di fronte «ad illegittimità della ponderazione (valutazione economica ndr) effettuata», frase oltre modo significativa poiché affronta il nodo centrale della vicenda. Tutto inizia il 4 agosto 2010 quando viene messa a bando la «ricerca di sponsor per il Piano interventi Colosseo». Merita ricordare che siamo nel pieno del Sandro Bondi ministro della cultura, piovono tagli agli investimenti e commissariamenti straordinari della maggiori sovrintendenze italiane. In quel marasma ovviamente nessuno risponde al bando e si passa a contatti diretti: il 30 ottobre Della Valle formalizza il suo interesse per finanziare i lavori. Altre ditte chiedono tempo per presentare le loro offerte, ma gli viene concesso solo un giorno -tuttavia nessuna di queste ditte, pur essendo pienamente legittimate, ha presentato ricorso. Il21 gennaio 2011 viene siglato l’ accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di Roma e Tod’ s, la ditta di Della Valle. Benché si tratti di una iniziativa della pubblica amministrazione, presentata anche ufficialmente alla stampa, con scelta assai singolare l’ atto viene tenuto segreto, il che non ha mancato di ingenerare una ridda di sospetti. Comunque, paese di Pulcinella, segreto di Pulcinella: il contratto è pubblicato su internet da Gianfranco Cerasoli della Uil Beni culturali. Ne è poi nata un’ ordalia mediatica e i vari ricorsi prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. Il punto debole dell’ accordo è però la cifra che Della Valle eroga in favore dei lavori, 25 milioni di euro, a fronte di una serie di esclusive (sulle immagini dei lavori) e di altre concessioni: davvero troppo poco. Ecco spiegata la sottolineatura del Consiglio di Stato, che chiarisce come per pochi che siano i 25 milioni di euro, ciò non costituisce motivo di ricorso a meno che non si profili una «illegittimità», magari una mazzetta, nella valutazione della cifra, cosa che non è emersa. L’ esiguità di questa sponsorizzazione invece ha origine nella fretta di alcuni politici di stringere questo accordo a ogni costo per poter cavalcare mediaticamente il “salvataggio del Colosseo”. Basterebbe ricordare le sontuose e plurime presentazioni alla stampa e le passerelle che l’ allora sindaco di Roma Gianni Alemanno e l’ allora sottosegretario Francesco Giro si concessero: puntualmente ieri trai primi a giubilare per una sentenza che li assolve da un punto di vista amministrativo ma non di politica culturale. Contento del pronunciamento anche l’ attuale sindaco di Roma, Ignazio Marino che si augura i lavori di restauro dell’ Anfiteatro Flavio possano iniziare al più presto. Frena invece sull’ inizio dei restauri il Codacons che annuncia ricorso in Cassazione, chiedendo il preventivo stop ai lavori. Va inoltre ricordato come nel frattempo la Soprintendenza abbia indetto una serie di gare d’ appalto per affidare i lavori di restauro e proprio su una di queste gare pende un altro, ricorso al Consiglio di Stato da parte di una ditta esclusa dal bando: in questo caso i giudici hanno chiesto una riunione plenaria del Consiglio per la corretta interpretazione dell’ articolo 48 del decreto legislativo 163 del 2006 che disciplina il controllo sul possesso dei requisiti. Ennesimo capitolo della querelle Colosseo, che rischia di cambiare nome: da Anfiteatro Flavio ad Anfiteatro Ricorso.

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