La nave si corrode, cresce l’ allarme
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fonte:
- il Tirreno
di Pierluigi Sposato wGROSSETO Lo scafo si corrode e si deforma: la causa sono il lungo tempo di permanenza in acqua e le correnti come anche l’ inclinazione innaturale. La prua si è abbassata e il fondale sta chiaramente cedendo. L’ effetto Concordia è anche questo, sui fondali davanti al porto di Isola del Giglio, mentre a Grosseto si celebra il processo al comandante. Ma è un effetto che non preoccupa Titan Micoperi: «Non vi è evidenza di un processo di corrosione tale da compromettere la robustezza del relitto», la deformazione è limitata, spiega il consorzio. Certo è che bisogna fare in fretta. E poiché il cronoprogramma parla di un raddrizzamento a fine estate, anche il processo a Francesco Schettino deve accelerare. Chiuse le fasi preliminari con l’ udienza di ieri, respinta la reiterata richiesta di sequestro conservativo dei beni di Costa Crociere (quote societarie e tre navi), il presidente Puliatti ha deciso un cambio: il 23 settembre, quando l’ udienza riprenderà (e saranno 5 giorni di fila), saranno subito ascoltati i periti dell’ incidente probatorio. Così il collegio avrà a disposizione elementi per accogliere o respingere la richiesta di una nuova perizia su aspetti che la difesa del comandante e il Codacons hanno ritenuto finora trascurati: porte stagne, generatore di emergenza, oblò, pompe di sentina. Questioni che possono essere eventualmente affrontate solo con la nave in verticale. Questioni che hanno visto un aspro confronto in aula, con le parti civili schierate sul sì come sul no. Dal 7 ottobre via ai testimoni del pm, tra cui la stessa Domnica Cemortan, ieri di nuovo presente, e il comandante Gregorio De Falco, per due appuntamenti settimanali fino a metà dicembre. Quello del confronto tra periti sarà un appuntamento particolarmente atteso dallo stesso Schettino, che ieri ha parlato con molti dei legali di parte civile fuori dall’ aula: la sua competenza, hanno spiegato gli avvocati, sarà utile. Anche a proposito di quel «comportamento strano» del timone, come lo definisce il difensore Donato Laino riferendosi a un colpo secco udito distintamente qualche secondo prima dell’ impatto. «Qualcuno del ‘bridge team’, il team in plancia si spaventò, per inesperienza, credo -ha detto ieri Schettino – E la manovra per correggere la rotta che ordinai correttamente, come risulta dalla perizia, non riuscì. Perciò sbattemmo contro gli scogli del Giglio. Se la manovra veniva eseguita come indicai, evitavamo gli scogli. Il timoniere capì gli ordini ma qualcun altro dei miei ufficiali in plancia no, forse perché si spaventò». Allora Jacob Rusli Bin aveva capito, forse ci sono altre responsabilità. «No comment su chi possa essere. Voi verificate», chiude Laino. E anche se Schettino dichiara di aver apprezzato che la Procura abbia identificato la sua come un passaggio in mare gestibile dal team e non come un inchino (che avrebbe richiesto l’ attenzione piena del comandante), il procuratore Verusio insiste: «Schettino si è fatto un film tutto suo. Non si rende conto di ciò che ha combinato».
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