Insulti di Calderoli l’ira di Napolitano
-
fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
di Gabriele Rizzardi ROMA Ancora un pesantissimo insulto dalla Lega a Cecile Kyenge. Dopo lo striscione «Stop ai clandestini» con cui il ministro dell’ Integrazione era stata accolta a Bergamo, due sere fa, sul palco della festa del partito di Treviglio, il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, si è esibito nell’ ennesima, brutale, offesa di stampo razzista: «Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango». Una frase choc che indigna tutto il mondo politico e istituzionale, a cominciare da Giorgio Napolitano, che si dice «colpito e indignato» da tre casi che dimostrano la tendenza all’ «imbarbarimento della vita civile»: gli insulti al ministro dell’ Integrazione, le minacce a Mara Carfagna e l’ incendio al liceo Socrate di Roma. Ma sono gli insulti contro la Kyenge a far saltare sulla sedia i presidenti di Camera e Senato e a far chiedere al segretario del Pd, Guglielmo Epifani, le dimissioni di Calderoli. Richiesta che viene rilanciata con una petizione online che in poche ora raccoglie 1500 firme mentre il Codacons fa sapere che oggi presenterà una denuncia per «istigazione all’ odio razziale». Netta e senza appello è la condanna che parte sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Enrico Letta è furioso: «Le parole di Calderoli sono inaccettabili. Oltre ogni limite. Piena solidarietà e sostegno a Cecile. Avanti col tuo e col nostro lavoro». Per Guglielmo Epifani quanto detto dal senatore del Carroccio «lascia senza parole e non dovrebbe nemmeno essere pensato». Poi, l’ affondo: «Calderoli accetti un consiglio, si dimetta». Anna Finocchiaro fa sapere che oggi il Pd in aula a palazzo Madama «chiederà conto al vicepresidente del Senato delle sue parole» mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, bolla come «inqualificabili» le parole del senatore leghista. A chiedere le dimissioni di Calderoli sono anche il leader di Sel, Nichi Vendola, e il candidato alla segreteria del Pd, Gianni Cuperlo, mentre dal centrodestra, Renato Brunetta nota che lo scontro «non può degenerare in offese gratuite» mentre Giancarlo Galan sottolinea il «degrado culturale» a cui è giunta la Lega e invita Calderioli a studiare le abitudini degli orango perché «avrebbero molto da insegnargli». La Kyenge, che incassa per tutto il giorno attestati di solidarietà e inviti ad andare avanti, spiega che l’ esponente leghista non deve chiedere scusa a lei ma deve fare una «riflessione» sulla carica politica e istituzionale che ricopre. Calderoli si deve dimettere? «Non mi esprimo su questo, chiedo solo che tragga da solo, con il suo partito, le conseguenze…» risponde il ministro, che dice di sentirsi offesa non come persona ma come italiana: «Le parole di Calderoli non le prendo come un’ offesa personale, ma mi rattristano per l’ immagine che diamo dell’ Italia». Quel che è certo è che Calderoli non intende lasciare la carica di vicepresidente del Senato. «Dimettermi? Ma scherziamo? Ho parlato poco fa al telefono col ministro Kyenge e mi sono scusato. Ci siamo chiariti e ci siamo dati appuntamento in Parlamento per un confronto franco e leale» dice in serata Calderoli, che nel pomeriggio invita il ministro alla Berghemfest e in mattinata, davanti ai microfoni di Radio Capital, ricorda che il suo insulto è partito durante un comizio: «Avevo appena detto che sarebbe un ottimo ministro, in Congo». «Calderoli ha sbagliato – ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni – e ha chiesto scusa. Ha fatto bene a chiedere scusa, perchè noi non attacchiamo le persone ma contrastiamo le idee sbagliate». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
