10 Luglio 2013

L’ Istat registra segnali di ripresa

L’ Istat registra segnali di ripresa

 

 

ROMA – A inizio 2013, dopo due anni in rosso, il potere d’ acquisto delle famiglie è tornato a crescere e si è ricominciato anche a risparmiare, come ormai non accadeva da tempo, a causa di una crisi che aveva colpito il mito degli italiani “formiche”. A registrare l’ inversione di rotta è l’ Istat, che però vede consumi e spese ancora in stallo e non solo per le famiglie. Il monitoraggio dell’ Istituto di statistica si estende anche alle imprese, o meglio alle società non finanziarie, che hanno mostrato profitti al palo e investimenti in ribasso. Insomma, nei primi tre mesi dell’ anno qualche miglioramento c’ è stato, ma resta profondo il divario da recuperare, e soprattutto continuano le sofferenze per le aziende. La boccata d’ ossigeno per i portafogli degli italiani è evidente se si guarda al potere d’ acquisto, ovvero al reddito reale, al netto dell’ inflazione. Infatti la capacità di spesa è risalita dello 0,5% sul trimestre precedente dopo otto cali consecutivi. Invece nel confronto con l’ anno scorso il ritardo è ancora presente (-2,4%), anche se la flessione è più che dimezzata rispetto alla fine del 2012. Lo stesso vale per il reddito in termini nominali: è aumentato dello 0,8% sul trimestre mentre è risultato in discesa a livello tendenziale (-0,4%). Gli italiani hanno così ripreso a mettere da parte, con la propensione al risparmio, la fetta delle risorse avanzate rispetto ai guadagni, risalita al 9,3%, in crescita anche su base annua (+0,9 punti). In questo caso il cambiamento è significativo e mette fine alla lunga erosione dei risparmi che aveva portato la quota degli accantonamenti ai minimi storici. Oggi invece la soglia si è risollevata ai livelli del 2010, pur se rimane forte la distanza con i valori del periodo pre-crisi. Non è ripartita, almeno per ora, la spesa delle famiglie per consumi, sostanzialmente ferma a confronto con il trimestre precedente e in diminuzione dell’ 1,4% su base annua. E così gli investimenti, che a livello familiare coincidono con l’ acquisto della casa: il loro tasso è rimasto in flessione, anche se lieve. Le associazioni dei consumatori (Codacons, Federconsumatori e Adusbef) mettono l’ accento proprio sullo stallo della spesa, considerando troppo ottimistici i dati sul reddito. Vede nero anche Confesercenti, che stima per il 2013 una perdita del potere d’ acquisto di altri 692 euro a famiglia. Passando alle aziende, i miglioramenti ancora non si scorgono, anzi: nel primo trimestre la quota di profitto è scesa per l’ ennesima volta, raggiungendo nuovi picchi negativi. È andata male anche sul fronte investimenti, con le società non finanziarie che hanno ulteriormente assottigliato la quota. I dati dell’ Istat non rappresentano un dato isolato. Lunedì il superindice Ocse ha fornito altri segnali di miglioramento, sottolineando come a maggio la crescita in Italia e in Eurolandia abbia continuato a guadagnare slancio. Marianna Berti.

 

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