6 Luglio 2013

Consumi in picchiata: si risparmia sul cibo

Consumi in picchiata: si risparmia sul cibo

Quella luce che qualcuno vede in fondo al tunnel, a proposito di crisi, non può essere la luce del supermercato. Pare che questa la si veda un po’ meno ultimamente. Del resto, quando si parla di consumi il segno «meno» è ormai una costante, come il continuo aggiornamento dei record negativi. Il nuovo primato spetta al calo della spesa degli italiani tra il 2011 e il 2012: meno 2,8 per cento. Si risparmia dove si può, casa abbigliamento e cultura, anche perché si spende di più in combustibili ed energia, con i prezzi dei carburanti tornati a galoppare. Ma quello che più impressiona è il dato fornito dall’ Istat sul denaro che le famiglie impiegano mensilmente per mangiare, per sedersi a tavola. Non si tratta tanto di una minore disponibilità – anche se la spesa scende da 477 euro a 468 al mese, insieme al consumo di pane e cereali, carne, latte, formaggi e uova – quanto di un impoverimento della qualità e della quantità del cibo acquistato (e meno male che quella mediterranea è una «dieta povera»). Il picco di questa tendenza è al Sud: nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie che acquista almeno un genere alimentare negli hard discount raggiunge il 14,6 per cento (era il 13 nel 2011), ma nel Nord si osserva l’ incremento più consistente (dall’ 8,5 al 10,9). In generale comunque quelli che boicottano il supermarket per i «super sconti» passano dal dieci al 12,3 per cento in un anno. E la novità è che ad essere più puntigliosi nel redigere la lista della spesa sono anche i ricchi, le famiglie con maggiori capacità hanno ridotto gli acquisti del 5,7 per cento (3.280 euro al mese a fronte dei 3.477 del 2011 – mentre la media nazionale è di 2.419). Il tutto sotto l’ ombrello dell’ inflazione aperto al tre per cento. Numeri che fanno scattare l’ allarme delle associazioni dei consumatori, e non solo. Il coro è unanime: il Codacons sostiene che la spesa per il cibo sia penalizzata dalle «spese obbligate», Coldiretti stima una caduta dei consumi peggiore di quella segnalata dall’ Istat, e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sintetizza: «Stiamo dicendo già da un po’ che la situazione dell’ economia reale è più seria, è drammatica. I dati di oggi sui consumi ne sono la conferma». Chi volesse la prova del nove può guardare alle stime sui saldi appena cominciati. La Confcommercio non fa sconti e parla di «crescita del disagio sociale», mentre la Confesercenti mette in guarda da un possibile ulteriore crollo dei consumi da 17 miliardi. Alle difficoltà va aggiunto il carico fiscale delle famiglie, che secondo gli aggiornamenti della Banca d’ Italia ci vede tra i primi posti in Europa. Con una pressione cresciuta in un anno dal 42,6 al 44 per cento (2012), scavalchiamo la Finlandia e ci piazziamo dal quinto al quarto posto tra i 17 paesi della zona euro e al sesto posto tra i 27 dell’ Unione europea. Prima di noi solo Belgio, Francia e Austria. Paesi che probabilmente sul fronte del lavoro non soffrono i nostri stessi problemi. In questo caso è l’ Inps l’ istituto competente a certificare le difficoltà. Il mese di riferimento è quello di maggio e i dati sono quelli della disoccupazione e della mobilità, nel senso delle domande presentate per avere l’ indennità. Non serve entrare nel dettaglio delle nuove Aspi e mini Aspi, che da gennaio sostituiscono l’ indennità di disoccupazione, basti il dato complessivo dei primi cinque mesi di quest’ anno: oltre 689 mila domande presentate, con un aumento di quasi il venti per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Sembra andare meglio se si guarda alla cig, ma è un’ illusione ottica per i sindacati. «L’ andamento della cassa integrazione, ancora una volta sopra le novanta milioni di ore mese che porta così il totale di ore richieste da inizio anno oltre il mezzo miliardo», sia per la Cgil sia per la Cisl, «dimostra l’ urgenza di intervenire sul rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga per dare garanzie alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ne sono coinvolti». Richiesta che i sindacati fanno da tempo. Perché senza lavoro è difficile fare la spesa e acquistare pane, carne, latte e formaggi o uova: beni di prima necessità che le famiglie faticano ad assicurarsi. E con il prezzo dei carburanti che ha ripreso a galoppare – da ieri in rialzo di un centesimo al litrola luce (del supermercato) sarà forse un po’ più lontana.

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