5 Luglio 2013

L’ Italia non mangia più

L’ Italia non mangia più

 

 

Le famiglie italiane spendono sempre meno , tagliando sui consumi primari , compresa la quantità e la qualità degli alimenti . Lo dimostra l’ ultimo rapporto dell’ Istat , che sottolinea il crollo del 2,8% in meno rispetto allo scorso anno. Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia si è quindi attestata, in valori correnti, a 2.419 euro. “La spesa è diminuita anche in termini reali – si precisa -tenuto conto dell’ errore campionario (0,6%) e della dinamica inflazionistica (+3%, +2,5% per i prodotti alimentari)”. IL CROLLO DEI CONSUMI – Se si analizza il valore mediano della spesa mensile per famiglia, la soglia si attesta a poco più di due mila euro (2.078): un valore identico a quello del 2011, a seguito della più marcata diminuzione della spesa tra le famiglie con livelli di spesa elevati. In pratica, tagliano un po’ tutti. Se la spese alimentare risulta sostanzialmente stabile, con una leggera diminuzione – si passa da 477 a 468 euro, anche grazie alle strategie di contenimento della spesa messe in atto dalle famiglie per fronteggiare l’ aumento dei prezzi, ndr – preoccupa invece la percentuale di chi ha ridotto la qualità e la quantità dei generi alimentari (dal 53,6% del 2011 al 62,3% del 2012). Aumenta anche il numero di persone che si rivolge all’ hard discount (dal 10,5% al 12,3%), con la speranza di poter risparmiare rispetto a centri commerciali e supermercati. Cifre in picchiata anche per quanto riguarda la spesa non alimentare , diminuita del tre per cento, attestandosi sotto i due mila euro al mese. In calo in particolare le spese delle famiglie per abbigliamento e calzature (-10,3%), per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (-8,7%) e quelle per tempo libero e cultura (-5,4%). Al contrario, aumenta la spesa del (3,9%) per combustibili ed energia. Un chiaro segnale di come la crisi e l’ aumento dei costi di benzina e bollette stiano martoriando le famiglie italiane. Per quanto riguarda la quota di spesa alimentare, piccoli aumenti per le regioni centrali (si passa dal 18,4% al 19,3%), mentre nel Mezzogiorno, ancora una volta, si osservano i valori più elevati (25,3%). Tra le regioni è il Trentino-Alto Adige (in particolare la provincia di Bolzano) quella con la spesa media mensile più alta (2.919 euro), seguono Lombardia (2.866 euro) e Veneto (2.835 euro). In basso alla graduatoria realizzata dall’ Istat, invece, c’ è la Sicilia all’ ultimo posto, anche nel 2012, con una spesa media mensile di 1.628 euro, Circa 1.300 euro inferiore a quella del Trentino-AltoAdige. Photocredit: Istat LA FOTOGRAFIA DELL’ ISTAT – L’ Istat ha poi spiegato nel suo rapporto come la diminuzione della spesa sia stata più marcata tra le coppie con uno o due figli (-4,0% e -6,3% rispettivamente). Al contrario, un aumento della spesa media mensile si è registrato soltanto tra le coppie di anziani (+5,0%). Si tratta di cifre record, in negativo: il -2,8 per cento di spesa media rappresenta la flessione più forte degli ultimi 15 anni, ovvero da quando l’ Istat ha avviato le proprie le serie storiche. Se si analizzano gli scorsi anni, soltanto il 2009, l’ anno nero per eccellenza dopo l’ emergere della crisi, si può prendere come metro di paragone. Allora l’ Istat aveva rilevato una diminuzione della spesa delle famiglie italiane meno imponente, pari al -1,7% (2.442 euro il valore assoluto medio mensile). Eppure, nel 2009 l’ inflazione era appena allo 0,8%, lontana dal 3 per cento dello scorso anno. Così, anche il ribasso in termini reali era risultato meno profondo. Serve spingersi indietro fino al 1973 per vedere un calo forte come quello avvenuto per il 2012. Allora però le condizioni erano diverse: non c’ era l’ euro e l’ inflazione viaggiava a quote molto alte. Istat ricorda come soltanto nel 1993 si era verificata una diminuzione della spesa (-1,6%, a fronte di un’ inflazione era al 4,6%). LE REAZIONI E LE DIFFERENZE – Secondo il Codacons si tratta di dati allarmanti: “La differenza, per quanto riguarda la spesa media per famiglia, è di 69 euro in meno rispetto all’ anno precedente, quando era pari a 2.488 euro, 828 euro su base annua. E scende anche la spesa alimentare che passa da 477 a 468 euro, 108 euro in meno su base annua”, spiegano dall’ associazione che tutela i consumatori. Non manca una critica al governo, al quale Codacons chiede di portare avanti misure che aumentino il potere d’ acquisto degli italiani: “I dati Istat dimostrano come la crisi attuale sia una crisi di consumi, tanto che gli italiani devono ridurre gli acquisti di cibo, spesa obbligata per eccellenza. In questo caso non si possono certo permettere di acquistare elettrodomestici solo perché ci sono incentivi da spalmare nel corso dei prossimi 10 anni”, si spiega. “Se il 62,3% degli italiani nel 2012 è stato costretto a ridurre la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati, invece di pensare agli incentivi per assumere o acquistare lavatrici, l’ esecutivo Letta dovrebbe concentrarsi su come poter ridare capacità di spesa, per evitare di restare bloccati nel tunnel della crisi”, si conclude nella nota del Codacons. L’ invito per il governo è chiaro: “Non si deve soltanto pensare a bloccare aumento dell’ Iva e alla Tares, ma anche tutti gli incrementi già previsti: dal canone Rai ai pedaggi autostradali. Senza dimenticare come le famiglie continuino a essere vessate da mutui, l’ Rc auto, i carburanti, la luce, il gas ed i telefoni più cari d’ Europa”. Condividono le denunce su costi e tasse anche Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, presidente di Adusbef. “Imu, Iva e Tares- si legge in una nota – sono ancora dei punti irrisolti, che creano ansie ed insicurezze nei cittadini. Questi non sono più in condizione di poter fare dei programmi sui propri acquisti, sulle proprie vacanze, sui prestiti da contrarre e persino sulle cure e gli esami medici da effettuare”, hanno spiegato. Per questo chiedono un piano di rilancio degli investimenti per ricerca e sviluppo tecnologico, oltre che la detassazione a favore delle famiglie a reddito fisso, in modo da far ripartire l’ economia del Paese.

 

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