Venti milioni per Pompei Con il modello Colosseo
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fonte:
- Corriere.it
MILANO ? Pompei restaurata grazie a uno sponsor, come il Colosseo con i 25 milioni di Diego Della Valle? L’ idea non è campata per aria anche se per il momento è solo un’ idea. L’ ha proposta l’ imprenditore Pietro Salini, fresco di acquisizione del colosso delle costruzioni Impregilo. I soldi ci sarebbero già, per di più frutto di un mega indennizzo da 204 milioni che Impregilo dovrà incassare entro l’ anno dallo Stato per una complessa vicenda giudiziaria legata allo smaltimento di rifiuti per produrre energia. Ieri Salini ha reso nota la sua disponibilità a mettere i soldi sul tavolo. E ne avrebbe anche accennato al presidente del Consiglio, Enrico Letta, in un incontro privato avuto qualche giorno fa. “Lasciare distruggere Pompei sarebbe un crimine ? ha detto Salini a margine di un incontro con stampa e analisti finanziari ? noi vogliamo investire 20 milioni, soldi veri, non promesse che lasciano il tempo che trovano, sulla stessa scia di Della Valle”. E per di più sono soldi che “resteranno in Campania”. Il piano, anche se non ci sono ancora dettagli precisi, è anche più ambizioso: “L’ interesse verso il mondo romano è altissimo, basta vedere il successo di serie televisive come “Spartacus””, ha continuato. “Per questo motivo l’ intenzione è investire su Pompei attraverso restauri ma anche mostre itineranti nel mondo che portino nel mondi i tesori storico-artistici italiani”. Ma avere i capitali a disposizione tuttavia non equivale a poterli spendere, Salini lo sa bene: “Com’ è possibile non consentire a uno che vuole spendere dei soldi per il restauro del Colosseo, e senza alcuna pretesa, di poterlo fare? E poi si chiude il Colosseo perché dei finti gladiatori fanno sciopero. C’ è qualcosa che non va”. Il riferimento è alla sponsorizzazione del patron della Tod’ s, impantanata da mesi in ricorsi alla giustizia amministrativa da parte del Codacons e non ancora risolti. Proprio ieri peraltro i sindacati degli operatori dei beni culturali sottolineavano, su Pompei, che “Ispezioni dell’ Unesco hanno mostrato la chiusura per inagibilità di 50 domus, il degrado degli affreschi, le infiltrazioni di acqua che sono causa di continui crolli”, tanto che ha rischiato di essere cancellata dalla lista dei siti patrimonio dell’ umanità. E in un reportage dello scorso aprile il New York Times denunciava che “gli scavi di Pompei sono sopravvissuti a partire dal diciottesimo secolo, sopportando stoicamente l’ usura di milioni di turisti, ma ora la minaccia è la burocrazia italiana”, che impedisce restauri celeri e interventi certi.Per il sistema imprenditoriale comunque appare difficile per il momento investire nei beni culturali, anche per mancanza di un sistema di incentivi fiscali. C’ è poi da equilibrare il tema del sostegno al patrimonio artistico con i rischi di sfruttamento commerciale delle opere d’ arte, come ha sottolineato di recente il ministro per i Beni culturali, Massimo Bray. Anche se un’ apertura ai privati c’ è stata: “Per molti siti chiusi al pubblico per mancanza di personale, si possono studiare forme di concessione ai privati”. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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