21 Giugno 2013

ACQUA ALL’ARSENICO: SECONDO IL CONSIGLIO DI STATO I MINISTERI, AVVALENDOSI PER 11 ANNI DELLE DEROGHE EUROPEE, NON SONO INCORSI IN RESPONSABILITA’

ACQUA ALL’ARSENICO: SECONDO IL CONSIGLIO DI STATO I MINISTERI,
AVVALENDOSI PER 11 ANNI DELLE DEROGHE EUROPEE, NON SONO INCORSI IN
RESPONSABILITA’

SECONDO IL GIUDICE D’APPELLO AVREBBERO ANCHE INFORMATO LE POPOLAZIONI, PECCATO CHE NESSUN CITTADINO SE NE SIA MAI ACCORTO

MA IL CDS APRE LA STRADA AD UN NUOVO RICORSO PREVIA DIFFIDA AD ABBASSARE LE TARIFFE LADDOVE L’ACQUA NON E’ POTABILE

La VI sezione del Consiglio di Stato (Pres. Luigi Maruotti, Rel. Bernhard Lageder) ha emesso una sentenza con la quale ha ribaltato la decisone del Tar Lazio che condannava i Ministeri della salute e dell’ambiente a risarcire i cittadini danneggiati dalla presenza di arsenico nelle acque potabili.
Il Tar, con una clamorosa e rivoluzionaria sentenza, aveva ravveduto il
“fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’arsenico disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario”.
Ma per il Cds non vi è alcuna responsabilità dei due ministeri nell’aver per 11 anni prorogato le deroghe ai limiti massimi di arsenico nell’acqua fissati dall’Unione Europea. Scrivono infatti i giudici di Palazzo Spada:
E’ incontestato che la richiesta delle deroghe da parte italiana è ascrivibile alle particolari condizioni geologiche sussistenti in diversi territori che determinano la presenza naturale dell’arsenico negli acquiferi destinati alla erogazione di acque potabili, e non già a fenomeni di inquinamento determinate da attività umane, di cui avrebbero senz’altro dovuto rispondere i responsabili […]
Ritiene la sezione che non vi sia stata la violazione dei principi di buon andamento, imparzialità, economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa, ravvisata dal Tar”. […]

“Ritiene la sezione che non si possono ravvisare ‘ritardi od omissioni’
nel recepimento della decisione comunitaria e nell’adozione di misure
precauzionali informative, risultando che i due Ministero hanno
provveduto ad avvisare tempestivamente le Regioni interessate per
l’adozione delle misure a tutela della salute degli utenti”.

Il Cds, tuttavia, apre la strada ad un nuovo ricorso previa diffida ad abbassare le tariffe laddove l’acqua non e’ potabile. Si legge infatti nella sentenza:
Quanto alla censura dell’erroneo rigetto della domanda volta ad ordinare al Ministero competente di provvedere al riesame dei criteri per la determinazione della tariffa base in funzione di una loro riduzione in conseguenza della ridotta qualità dell’acqua potabile contaminata di arsenico oltre valore “a regime”, si osserva che la stessa deve essere respinta sulla base del dirimente rilievo processuale che non è stato interposto uno specifico motivo d’appello avverso il rilievo motivazionale, autonomamente sufficiente a sorreggere la correlativa statuizione di rigetto di primo grado, secondo cui la domanda in esame non poteva trovare accoglimento”

In sostanza per il Cds la Pubblica Amministrazione non ha alcuna responsabilità nell’aver prorogato per 11 anni i valori massimi di arsenico nell’acqua, e se i cittadini hanno bevuto acqua avvelenata la colpa sarebbe… del territorio! – commenta il Presidente Carlo Rienzi – Inoltre per i giudici di due dicasteri avrebbero correttamente informato le popolazioni locali circa l’emergenza arsenico… peccato però che nessun cittadino se ne sia accorto. Ovviamente il Codacons proseguirà la sua battaglia in sede penale, portando in Procura l’emergenza arsenico del Lazio e nelle altre regioni d’Italia.

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