21 Giugno 2013

MPS: CODACONS REPLICA A MONTE DEI PASCHI CHE IERI HA CRITICATO PESANTEMENTE L’ASSOCIAZIONE DEI CONSUMATORI

MPS: CODACONS REPLICA A MONTE DEI PASCHI CHE IERI HA CRITICATO PESANTEMENTE L’ASSOCIAZIONE DEI CONSUMATORI

In merito al comunicato stampa emesso ieri da MPS e duramente critico verso il Codacons, l’associazione replica oggi osservando come sarà ora compito della magistratura verificare la correttezza delle precise e circostanziate ipotesi di reato formulate e presentate alle Procure di Roma e Siena.
Lasciano comunque esterrefatti i commenti di MPS contenuti nel comunicato in merito al rispetto della “normativa nazionale italiana ed internazionale attualmente vigente”: il Codacons nel suo esposto ha chiesto alla magistratura proprio di verificare il modo in cui la banca abbia applicato nel bilancio 2012 tanto la normativa italiana  quanto i principi contabili internazionali (ISA39) ritenendosi che MPS possa aver rappresentato come Titoli di Stato italiani ed operazioni collegate una posizione di sette miliardi di derivati (di cui cinque di credito e due di tasso) disattendendo il piĂą elementare tra i principi contabili nazionali  e internazionali (ovvero la prevalenza della sostanza sulla forma) grazie a complessi meccanismi con cui le operazioni suddette sono state surrettiziamente contabilizzate. Si ricorda che queste operazioni in presunti Titoli di Stato sono state eseguite  in collegamento con l’occultamento delle perdite delle due operazioni Alexandria e Santorini, come giĂ  pacificamente riconosciuto da MPS.
Quanto poi al presunto grado di “trasparenza, dettaglio e tempestività” citato da MPS  a difesa del proprio operato, giova semplicemente ricordare:
1    MPS ha informato il mercato per la prima volta dell’esistenza delle operazioni oggetto dell’esposto di Codacons ovvero “investimenti effettuati da parte della Banca in BTP a lunga durata, finanziati attraverso operazioni di pronti contro termine e le cui cedole sono state oggetto di asset swap al fine di gestire il rischio tasso assunto” collegati alle operazioni Alexandria e Santorini in un comunicato emesso in data 23 gennaio 2013 ovvero oltre un anno dopo che il dott. Fabrizio Viola si è insediato nella banca;

2.     Nel comunicato del 23 gennaio 2013 è stata omessa la circostanza che a fronte del presunto finanziamento erogato da Nomura a MPS per l’acquisto dei titoli, MPS aveva deliberato una linea di credito irrevocabile (repo facility) a favore di Nomura per un importo esattamente uguale (ovvero euro 3,040,412,000). Chi ha finanziato chi? Perche’ questa informazione  non e’ stata inclusa nel comunicato del 23 gennaio 2013?

3.     Il ritardo della comunicazione al mercato in merito alle informazioni delle due operazioni in questione è ancora piĂą sorprendente se si considera come in un allegato al Bilancio MPS 2012 è specificato che le due operazioni oggetto dell’esposto del Codacons hanno contribuito per ben due miliardi e settanta milioni al deficit di capitale EBA al 30 settembre 2011. E’ dunque sconcertante che l’attuale management di MPS non abbia informato il mercato alla pubblicazione della prima semestrale (30 giugno 2012) firmata dai nuovi amministratori dell’esistenza di due operazioni che da sole hanno generato un fabbisogno di capitale pari all’intero contributo coperto con gli aiuti di Stato addizionali di due miliardi. La criticitĂ  di queste due operazioni – mai comunicate al mercato prima del gennaio 2013 – sono per altro ampiamente segnalate nei verbali ispettivi della Banca d’Italia addirittura dal maggio 2010.

4. MPS ha più volte fatto riferimento al ritrovamento di un documento rimasto occultato fino a ottobre 2012 (lettera di mandato tra Nomura e MPS): ma le operazioni in questione (Titoli di Stato, repo, swap) sono sui libri contabili della banca, non sono certo state trovate nascoste in un cassetto. Non si comprende poi come il ritrovamento della Mandate Letter con Nomura abbia giovato ad identificare l’operazione eseguita con Deutche Bank o in alternativa come il ritardo del ritrovamento della Mandate Letter con Nomura possa spiegare il ritardo dell’identificazione delle operazione eseguite con Deutsche Bank.

5.     Nell’audio conferenza con il mercato del 7 febbraio 2013 è stato pubblicamente chiesto al dott. Viola se per caso i contratti di repo potessero nascondere un credit default swap e a conferma di ciò è stato chiesto se le clausole tipiche dei contratti di credit default swap (es. cheapest to delivery option) risultassero inserite nei contratti. MPS ha risposto con evidente reticenza, affermando di non ritenere di dover dare informazioni sulle clausole inserite nei contratti;

6.    Successivamente dalle Note al bilancio e dai suoi allegati e’ emerso che (guarda caso) i contratti relativi alle due operazioni in questione contenevano le due clausole principali (cheapest to delivery option, early termination) che tipicizzano i contratti di credit defaul swap;

7.    Le informative fornite nelle Note del Bilancio sulle due operazioni in oggetto in ottemperanza alla Circolare Consob, Banca d’Italia e IVASS dell’8 marzo 2013, non permettono di comprendere in alcun modo l’impatto sulla posizione di rischio (VAR), e sul capitale di vigilanza nel caso in cui le operazioni fossero riclassificate come derivati e omettono l’effetto degli anni 2009 e 2010;

8.     Pur asserendo MPS che le operazioni in questioni non sono derivati – cosa che  il Codacons ha chiesto ora alla magistratura di accertare –  da un ulteriore allegato al bilancio pubblicato su richiesta Consob in data 24 aprile 2013, emerge che negli accordi di marginazione (collateral) di una delle due operazioni in questione (quella con Deutsche Bank) , il margine e’ calcolato in base al livello dei credit default swap e dei tassi IRS: ma se MPS dice che si tratta di titoli di Stato italiani (BTP), perchĂ© referenziare il margine a derivati e non ai BTP?  MPS evidentemente dovrĂ  spiegarlo ai giudici;

9.     Resta poi un mistero che banchieri con l’esperienza del dott. Profumo e del dott. Viola non avranno difficoltĂ  a spiegare alla Procura di come sia possibile per una banca italiana ricevere un finanziamento a 20 o 25 anni per l’acquisto di Titoli di Stato italiani posti in garanzia ad un costo di finanziamento  inferiore al rendimento dei titoli stessi. Un vero mistero contro ogni logica finanziaria dal punto di vista di Nomura e Deutsche Bank che a questo punto certamente saranno chiamate a spiegare se per caso le operazioni non fossero state semplicemente un credit defaul swap.

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