18 Giugno 2013

Un’ altra tassa occulta per accelerare i processi

Un’ altra tassa occulta per accelerare i processi

 

«Combatteremo e faremo fallire questa operazione che non velocizzerà proprio nulla se non gli incassi di qualche lobby». Maurizio De Tilla, presidente dell’ Associazione nazionale avvocati boccia senza appello il decreto \u201cdel fare\u201d del governo Letta. «Altro che decreto del fare», tuona il leader storico delle toghe italiane, «si tratta di un provvedimento del \u201cfare male\u201d. Anzi, un provvedimento che picchia sui cittadini e sulla giustizia». Picchia sui cittadini e sulle tasche visto che con l’ obbligatorietà si dovranno sborsare qualche centinaio di euro in più (senza la certezza di chiudere il contenzioso), e picchia sulla giustizia perché l’ esperimento precedente di conciliazione (incostituzionale e illegittimo per quasi tutte le associazioni forensi) ha portato solo ad un misero 10% di conciliazioni andate a buon fine. In sostanza, per accedere alla conciliazione bisognerà sborsare. Nel dettaglio il decreto prescrive: 80 euro, per le controversie di valore fino a 1.000 euro; 120 euro, per quelle di valore fino a 10.000 euro; 200 euro, per quelle di valore fino a 50.000 euro; 250 euro, per le controversie di valore superiore. Considerando che le piccole cause sono stimate in alcuni milioni (secondo il Codacons «le cause pendenti nei Tribunali, riferibili a questioni condominiali, si stima siano oltre 2 milioni, su un totale di quasi 6 milioni di cause pendenti»), il \u201ccontributo\u201d porterà ad applicare una nuova tassa. E l’ Erario incassera qualche centinaio di milioni in più. De Tilla è convinto che il provvedimento – passato a suo dire con un «blitz» di «poteri economici forti e agenzie di intermediazione» – fallirà. O meglio: «Combatteremo in tutte le sedi e lo faremo fallire», garantisce combattivo. E poi c’ è la beffa del numero di processi che, ipoteticamente, scomparirebbero dalle aule di tribunale, secondo l’ Anai si tratta di un bugia colossale quel «un milione di processi in meno» sventolato sui giornali. De Tilla propone invece al ministro Annamaria Cancellieri le uniche ipotesi accettabili: la mediaconciliazione volontaria e quella endoprocessuale «molto praticate negli altri Paesi europei». Tanto più, assicura, «che in nessun Paese europeo c’ è l’ obbligatorietà che di fatto costituirebbe in Italia l’ introduzione di un quarto grado di giudizio». Chi esulta per il varo della conciliazione obbligatoria è ovviamente il presidente di Avvocati per le Riforme, Agostino D’ Antuoni: «Sosterremo in ogni modo questo tentativo coraggioso del governo», assicura D’ Antuoni, «contro gli interessi di quella parte dell’ Avvocatura che guarda al proprio portafoglio contro il bene del Paese». I principi del foro favorevoli al decreto potrebbero anche avere ragione se la conciliazione non prevedesse l’ esborso da parte dei cittadini dell’ ennesima gabella. Ma visti i risultati del primo tentativo non c’ è da attendersi grandi snellimenti nel carico arretrato di processi. Infuriata anche Ester Perifano, segretario dell’ Associazione forense, che minaccia il ricorso alla Corte costituzionale per sottolinearne l’ illegittimità: «Si tratta di un vero e proprio blitz del governo, che sulla necessità improcrastinabile di alleggerire l’ arretrato mischia le carte, perché semplicemente disincentiva il diritto del cittadino a ricorrere alla giustizia gravandolo di balzelli ingiustificati». Perifano esprime «rammarico» per l’ improvviso «colpo di mano della Cancellieri». Anche perché «nell’ incontro tenuto solo qualche giorno fa aveva assicurato dialogo e confronto, e che sarebbero stati organizzati tavoli tecnici per approfondire tutte le tematiche sul tappeto». Il Guardasigilli aveva ipotizzato un disegno di legge da costruire appositamente, poi però gli avvocati si sono trovati davanti il decreto. «Dispiace questa improvvida accelerazione, che purtroppo sembra ricalcare schemi di comportamento che, negli anni passati, hanno molto inasprito i rapporti tra avvocati e ministro della Giustizia. Non si comprende per quale motivo si sia ricorso alla decretazione d’ urgenza per la conciliazione obbligatoria, che rischia così di costituire nuovamente materia di giudizio per la Corte Costituzionale». Moderatamente soddisfatti i magistrati che però annunciano «correttivi» «L’ intento è assolutamente positivo», premette il presidente della Commissione Riforma del Csm Paolo Auriemma, che annuncia che Palazzo dei marescialli «darà al più presto» il proprio parere, «anche suggerendo, come previsto dalla legge, alcuni correttivi».

antonio castro

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this