7 Giugno 2013

Pozza, antenna telefonica E la frazione si ribella

Pozza, antenna telefonica E la frazione si ribella

di Gabriele Farina wMARANELLO «I responsabili dell’ antenna non sono il Comune o il gestore – spiega Fabio Galli – sono i cittadini». Il numero uno modenese del Codacons è stato ospite di un dibattito a Pozza sul tema dell’ antenna Vodafone in via Firenze, su cui pende il giudizio del Tar. Assente l’ amministrazione di Maranello, «per impegni precedentemente assunti». «I cittadini – prosegue Galli – possono chiedere una centralina per verificare le emissioni in tempo reale. Il sindaco è responsabile della loro salute e risponde anche personalmente per una sua azione o non azione. La Vodafone è attaccabile come ogni ente; il fatto di via Farini, in cui la “Gazzetta” ha dato un sostegno, lo dimostra. In paesi come l’ Inghilterra ci sono miniripetitori sui cartelli stradali, con segnali bassissimi, che funzionano senza “bombardamenti”. La Cee invita a rispettare da anni il principio di precauzione: se non vi è la certezza della pericolosità di un apparecchio, non vuol dire che non lo sia, solo che non vi sono strumenti per misurarla. Come per l’ amianto: un tempo si faceva di tutto, adesso bere l’ acqua in un contenitore d’ amianto è una martellata nella mano». A tal proposito, il responsabile segnala il ritrovamento di una lastra in via Maestri del lavoro. «Abito proprio lì sotto – afferma un cittadino – già l’ altra volta hanno dovuto spostare l’ antenna di un altro gestore da lì». «Il Comune – spiega Luca Barbolini, consigliere comunale e presidente del movimento – ha dato parere negativo per la posizione su cui la Vodafone vuole collocare l’ antenna, un traliccio di 36 metri, ma ha detto che va bene spostarla dieci metri più in là, dove c’ è l’ isola ecologica o la pista di skate: paradossale. Il Comune dagli affitti delle antenne incassa a oggi 180mila euro. In un regolamento s’ è posto due obiettivi: la pianificazione urbana e tutelare la salute dei cittadini». «L’ elettrosmog – prosegue l’ ingegner Barbolini – è l’ inquinamento causato dai campi elettromagnetici. Quelli a bassa frequenza sono molto più pericolosi: studi dimostrano che le onde di un elettrodotto hanno causato leucemie, specie infantili. Sulle onde ad alta frequenza vi è incertezza scientifica. Un “antenna tipo”, che rispetti i limiti di legge dei 6 volt/metro, deve trasmettere da almeno cinquecento metri. Distanze inferiori ed esposizioni prolungate (oltre quattro ore) aumentano i rischi per la salute. Una lunga esposizione può provocare effetti biologici. Se il Tar darà ragione al gestore, il Comune può chiedere la centralina tra le prescrizioni per l’ autorizzazione. Vogliamo un apporto costruttivo». «La centralina è un diritto da conquistare – afferma il coordinatore Emilio Zannoni – azioni come il boicottaggio dipendono dalle forze in campo». «Abbiamo dato al Comune mandato di amministrare – afferma Corrado Guadagno, portavoce della lista – non le nostre vite» «Chi pensa ai ragazzi dello skatepark o agli operai che lavorano lì?», chiede una cittadina. «Se il Tar darà ragione al gestore – evidenzia il coordinatore dell’ associazione di quartiere – il Comune sarà esautorato dalla decisione e ci sarà solo il ricorso al Consiglio di Stato».

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