21 Maggio 2013

Ha salvato la propria casa, forse quella degli altri. Non la sua vita

Ha salvato la propria casa, forse quella degli altri. Non la sua vita

Francesco Garascio, un muratore di Vittoria che si è dato fuoco, ha salvato la sua casa, ma non la sua vita. Se fosse sopravvissuto alle ustioni, la sua casa sarebbe stata salvata ugualmente, ma il destino ha voluto che così non fosse, che il suo gesto – terribile – avesse un esito fatale. Non ha salvato, tuttavia, solo la casa, il povero muratore di Vittoria. Ha fatto altro, e gli verrà probabilmente riconosciuto in futuro. La Procura della Repubblica di Ragusa ha aperto un fascicolo per turbativa d’ asta, ipotizzando un comportamento delittuoso nei confronti della banca che ha messo all’ asta la casa che il muratore ha cercato di difendere. Si ritiene che si sia agito con trova fretta, che non siano stati adottati strumenti più flessibile. E’ possibile, naturalmente che la banca abbia agito secondo un “protocollo” collaudato, secondo iter più volte sperimentate, che hanno tolto gli immobili a coloro che non hanno onorato il debito, ma stavolta la consuetudine diventa ipotesi di reato, perché quell’ iter, fin qui seguito senza incontrare ostacoli né suscitare proteste al di fuori dei diretti interessati, è diventata la causa di un suicidio, la risposta ad un provvedimento vissuto come un atto insopportabile ed inaccettabile. L’ intervento della magistratura, sollecitato dal Codacons, potrebbe imporre una svolta in un settore finora rimasto “inesplorato” , dove le banche e le procedure di contrasto nei confronti dei debitori morosi hanno goduto di una sostanziale, se non formale, immunità. Non potrà più essere come prima. L’ inchiesta, che muove i primi passi, è chiamata ad accertare i mezzi e gli strumenti adottati per pervenire all’ asta dell’ immobile. Verrà seguito passo dopo passo l’ iter che ha provocato la lievitazione del debito, un mutuo di diecimila euro contratto dal muratore con l’ istituto di credito. I diecimila euro sono diventato ventiseimila, tanto è stato calcolato il valore della casa. Una svolta salutare, se ci sarà, perché il settore delle aste di immobili abbisogna di intervento, specie in un contesto – la grave crisi economica in atto – che potrebbe rendere ancora più pesanti le procedure, molto severe, fin qui adottate per riparare alla morosità dei debitori. Al di là dell’ episodio di Vittoria , peraltro, è bene mettere mano alla questione e vigilare sui comportamenti delle banche, che talvolta si comportano in modo svantaggioso sia verso il debitore, non mettendolo in condizione di pagare, né nei confronti dello stesso istituto di credito che non trare alcun profitto dalle procedure forzose. Ne traggono vantaggio solo “terzi”, spesso personaggi che hanno scelto di fare business proprio attraverso l’ acquisizione a prezzi stracciati, di immobili messi all’ asta. Si rinuncia a percorrere alternative e si mette in moto un meccanismo gravido di conseguenze negative. La morte del muratore vittoriese non sarà inutile, se legislatori, autorità giudiziaria, istituti di credito rivedranno alla luce di quanto è accaduto, comportamenti, decisioni, procedure che avvantaggiano i “falchi” delle aste immobiliari.

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