Pil Italia al settimo calo consecutivo Entra in recessione anche la Francia
Francesco Carbone Bruxelles Consumi in picchiata, produzione al palo, ordini che non arrivano, ripresa lontana. È l’ inquietante scenario di un 2013 partito in salita. L’ economia italiana arranca e si accumulano i record storici negativi: la peggior serie di cali dal ’90 (sette di seguito), cioè da quando le rilevazioni sono trimestrali e non annuali. Quindi potrebbe anche essere peggio, ma i dati non sono confrontabili. Intanto l’ Eurozona resta in recessione anche nel primo trimestre del 2013 e la Francia va ufficialmente ad aggiungersi al già nutrito plotone dei Paesi con il Prodotto interno lordo (Pil) a marcia indietro. Mezza Europa giù Sull’ economia dell’ Eurozona ha pesato la Germania con una crescita più timida del previsto (+0,1% contro le stime di +0,3%), che arriva dopo l’ arretramento dello 0,7% dell’ ultimo quarto del 2102. Una conferma che anche la «locomotiva» europea avanza a ritmo lento. Ha senz’ altro pesato l’ andamento dei Pil di Italia e Spagna, tutti e due in calo dello 0,5% sul trimestre, ma finisce in recessione anche la ex prima della classe Olanda (-0,1% dopo il meno 0,4% del quarto trimestre 2012). Segno meno pure per la Finlandia (-0,1% dopo il 0,6% di fine 2012). Per Cipro si è allungata la serie negativa (-1,3%) e anche per il Portogallo i problemi continuano (-0,3%). A sollevare più scalpore è stata tuttavia la Francia, con una flessione del Pil dello 0,2% che segue l’ analogo calo del trimestre precedente, sancendo dunque l’ entrata ufficiale in recessione del Paese. «La situazione economica francese è grave, ma la recessione è meno profonda rispetto al 2008 e 2009»», ha detto il presidente François Hollande al Consiglio dei ministri transalpino. Magra consolazione Unica magrissima consolazione per l’ Italia è che, confrontando gli andamenti dei trimestri precedenti, il «rosso» decelera di qualche decimale: il calo trimestrale si attenua rispetto all’ ultimo trimestre 2012 (-0,9%). Meno forte anche il calo rispetto all’ anno precedente (-2,3% contro il -2,8%). C’ è chi però nel Belpaese «naviga» nella crisi meglio degli altri: è l’ agricoltura. Se infatti lo 0,5% del calo del Pil dipende fondamentalmente da industria e servizi, l’ agricoltura continua a crescere. Fenomeno che gli esperti fanno risalire al «ritorno alla campagna» tipico dei momenti di crisi. Ma la tendenza positiva dipenderebbe anche dalle nuove iniziative imprenditoriali (dal turismo verde all’ alimentazione bio), che spingerebbero il contributo alla crescita del settore. Il dato diffuso dall’ Istat è «preliminare» e non c’ è ancora una distinzione tra i settori: ma l’ agricoltura ? rimarca l’ Istat ? è l’ unica a crescere. Poche speranze Dunque la recessione resta «piena» e in prospettiva non si intravede la luce in fondo al tunnel, se non i diversi proclami della politica: il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, dice non a caso che la «priorità assoluta» è creare «le condizioni per la crescita». Ma i dati sono pessimi. «Gravi» li definisce il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, già presidente Istat. Se ad esempio si guarda la produzione industriale, si vede che il peggio non è affatto passato. E infatti Confindustria prevede per aprile una variazione nulla su marzo (quando c’ era stata una flessione dello 0,8% su febbraio). Quindi, nel secondo trimestre 2013, la variazione congiunturale acquisita per la produzione industriale è già di -0,8%. E questo rende molto probabile un ulteriore calo nel trimestre in corso. E anche gli ordini, il fatturato futuro, segnano cali da brivido. Chiaramente, a parte le organizzazioni agricole che salutano la conferma del buon andamento del loro settore, gli allarmi si moltiplicano: la situazione è «drammatica», afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che chiede al governo di attuare le misure annunciate per rilanciare lo sviluppo. E Confesercenti aggiunge: «A nessuno venga in mente di insistere sull’ aumento dell’ Iva dal 21% al 22%». Anche Federconsumatori e Adusbef giudicano «estremamente preoccupanti» i dati sul Pil, mentre il Codacons chiede al governo Letta di «invertire la rotta andando a prendere i soldi, per una volta, da quelli che li hanno». Ma intanto la discussione sul che fare per uscire da questo vicolo cieco che dura, oramai, da cinque anni si allarga a tutta l’ Europa: «Bisogna rilanciare insieme il motore della crescita», afferma il presidente della Commissione Ue, Josè Barroso, dopo l’ incontro con il presidente francese François Hollande. E quest’ ultimo, sempre alla fine del vertice, esclude un’ alleanza tra Italia e Francia in funzione antitedesca: «Sarebbe contro l’ interesse dell’ Europa, degli italiani e dei francesi. Potremo lavorare insieme con uno spirito costruttivo nell’ interesse dell’ Europa intera».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
