30 Aprile 2013

«Mps verso la nazionalizzazione»

«Mps verso la nazionalizzazione»

 

Siena Alessandro Profumo veste i panni del Marchese di Marignano. E ai senesi corre, quasi mezzo millennio dopo la battaglia di Scannagallo, un brivido lungo la schiena. Il presidente del Monte dei Paschi (forse) di Siena scandisce, nell’ auditorium di Rocca Salimbeni dove è radunato poco più del 51% del capitale per l’ assemblea dei soci che deve approvare un bilancio disastroso e l’ azione di responsabilità contro l’ ex presidente Giuseppe Mussari e l’ ex direttore generale Antonio Vigni, una sentenza: «La principale sfida che ha davanti la banca è il rimborso dei Monti Bond. Dobbiamo farcela, è l’ unico modo per mantenere l’ indipendenza e la sede a Siena. Ma dico con chiarezza che nulla è scontato». Tradotto: il governo ci ha prestato oltre 4 miliardi, pari all’ incasso dell’ Imu, ma noi oggi non siamo in condizione di restituirli. Dunque Mps potrebbe passare per una rapida nazionalizzazione per essere ricollocato sul mercato. Alessandro Profumo ha usato più bastone che carota – mi bastano due righe per andarmene, mi sono ridotto il compenso perché ho del mio e se sto qua è per dimostrare che so fare il banchiere – ed ha precisato: «Per restituire i Monti Bond che peraltro l’ Europa non ha ancora approvato c’ è una strada obbligata: recuperare redditività e patrimonializzare la banca passando per un aumento di capitale. Che però non si può fare finché l’ Europa non ce lo concede». In un sussulto di senesità Gabriello Mancini – democristiano di lungo corso che preside la Fondazione tutt’ ora maggiore azionista della banca – ha preso cappello. E ha scandito: «La Fondazione approva il bilancio che ci preoccupa perché le perdite sono pesantissime anche se si vedono segni di azione positiva del nuovo management, appoggia e farà azione di responsabilità contro gli ex vertici, ma sia chiaro che se ci saranno nuovi soci li sceglie la Fondazione. Prendo atto che l’ idea di far decadere lo sbarramento del 4% al possesso delle azioni è stata affacciata dal direttore generale Viola a titolo personale e che non è all’ ordine del giorno di questa assemblea». Tradotto: Siena non può né vuole mollare il controllo. È una questione di sopravvivenza del sistema rosso-bancario che rischia di implodere. A questo punto Profumo si è vestito da Marchese di Marignano, il comandante delle truppe di Cosimo de’ Medici che spazzarono via l’ autonomia della Repubblica. «L’ assemblea sarà chiamata a deliberare in tempi brevi sull’ eliminazione dello sbarramento al 4%. Ce lo chiede Banca d’ Italia, ce lo chiede Bruxelles». Successe così anche nel 1555 quando il 13 giugno giunse dalla capitale belga l’ atto di sottomissione di Siena a Carlo V. E poi ha aggiunto: «Se lo Stato entrasse nel capitale la Fondazione fallirebbe» concedendo però che se nuovi soci ci saranno non saranno altre banche. L’ alternativa? I senesi si frughino nelle tasche e si ricomprino la banca. Difficile prevederlo visti i conti. Il bilancio è stato approvato quasi all’ unanimità (favorevole il 98% del capitale presente) con una perdita di otre 3 miliardi. Al Codacons che incalzava: ci sono altri 2 miliardi di perdite nascoste, il direttore generale Viola ha replicato: «No, il bilancio ora è pulito». L’ assemblea s’ è protratta fino a notte per decidere di farla pagare a Mussari e a Vigni, per cercare un nuovo vicepresidente. Ma il Monte è ben lungi dall’ essere oltre il guado. In mattinata i grillini in una sorta di assedio virtuale a Rocca Salimbeni hanno insistito per una commissione d’ inchiesta parlamentare. E il 5 maggio a Siena annunciano una manifestazione nazionale sulla banca rossa. Anche quella è una data profetica.

carlo cambi

 

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