Retribuzioni ancora «ingessate»
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. A marzo l’ indice delle retribuzioni contrattuali risulta invariato su base mensile, ma sale dell’ 1,4% rispetto al primo trimestre del 2012. Complessivamente, nel primo trimestre del 2013 la retribuzione è cresciuta dell’ 1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Più precisamente, le retribuzioni private sono salite dell’ 1,8%, mentre nella Pubblica amministrazione si registra una variazione nulla. I lavoratori del settore alimentare, tessili e abbigliamento, acqua e servizi di smaltimento rifiuti hanno ottenuto aumenti più elevati, ma inferiori al tasso dell’ inflazione. I sindacati non hanno accolto bene l’ ingessamento delle retribuzioni. Per il Codacons, dal 2002 stipendi e pensioni non sono più adeguati al reale aumento del costo della vita. La proposta dei consumatori è quella di reintrodurre per tutti i pensionati la scala mobile all’ inflazione programmata, in modo tale che l’ industria torni a produrre per il mercato interno (e non solo per l’ estero), assorbendo così i disoccupati. Retribuzioni ingessate e tentazioni di scala mobile preannunciano un periodo di tensioni per i rinnovi contrattuali, che sono tanti. Nel settore privato, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo del contratto è pari al 23,4%, in calo sul 24,5% del mese precedente, ma in decisa crescita sul 13,4% registrato a marzo 2012. I mesi di attesa per i dipendenti con contratto scaduto sono 16,2, contro i 3,8 mesi dell’ attesa media. A fine marzo, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica corrispondono al 59,2% degli occupati stessi e al 55,7% del monte retributivo. La copertura è totale nel settore agricolo; nell’ industria è dell’ 80,7%; nei servizi del 71,2% Sempre a fine marzo, risultano in vigore 30 contratti che regolano il trattamento economico di circa 7,6 milioni di persone. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 44 relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti. Le retribuzioni ferme a marzo sono l’ ennesimo segnale di una situazione che sta degenerando di giorno in giorno. Le condizioni economiche delle famiglie sono ormai allo stremo e continuano ad incidere negativamente sull’ economia. È una situazione di emergenza che il nuovo governo è chiamato ad affrontare con urgenza. Ridare ossigeno alle famiglie ed all’ economia significa, infatti, ripartire da misure concrete che prevedano, prima di tutto, una detassazione, sia sul versante dell’ Imu sia su quello dell’ Iva. Ma soprattutto è indispensabile avviare un piano di investimenti nei settori innovativi, facendo ripartire i finanziamenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca ed operare, contestualmente, un allentamento del patto di stabilità, utile per rilanciare l’ occupazione. Paolo R. Andreoli 30/04/2013.
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