24 Aprile 2013

Sette famiglie su dieci tagliano su cibo e salute

Sette famiglie su dieci tagliano su cibo e salute

DA MILANO LORENZO GALLIANI B orse della spesa più leggere, visite mediche rinviate: gli italiani tagliano su cibo e salute. Oltre sette famiglie su dieci (il 71%) della fascia di reddito più bassa sono state costrette, negli anni della crisi, a rivedere gli acquisti e rinviare a tempi migliori indagini cliniche e radiografie. È la drammatica immagine del Paese fotografata dal presidente dell’ Istat Enrico Giovannini, ieri in audizione Senato davanti alla Commissione speciale. Tra le famiglie costrette a tirare la cinghia, spiega, nel 2011 una su cinque ha intaccato i propri risparmi e, fra queste, quasi la metà ha anche aumentato i debiti esistenti o ne ha contratto di nuovi. Da qui la necessità di ridurre le spese su abitazione, combustibili e trasporto. E anche su ciò che, fino a poco tempo fa, era considerato lo stretto necessario: gli alimenti e le cure. Più di sei famiglie su dieci fanno la spesa al discount (con un picco del 73% nel Mezzogiorno), ha spiegato Giovannini, e nell’ ultimo anno tale quota è aumentata di quasi 9 punti percentuali. E sempre più consumatori (dal 10,5% al 12,3%) comprano i generi alimentari agli hard discount, i cosiddetti «supermercati low cost », cercando di risparmiare qualche centesimo sulle confezioni di pasta o sulle bustone di mozzarelle. Una situazione talmente critica, spiega Giovannini, che se oggiAggiungi un appuntamento per oggi all’ improvviso aumentasse il reddito degli italiani, «una parte di questo andrebbe al risparmio, per chi può naturalmente ». Agli allarmi dell’ Istat fanno eco quelli delle associazioni. Le analisi di Coldiretti mostrano come la crisi stia rapidamente svuotando il carrello del supermercato: dalla frutta (-4%), agli ortaggi (-3%) e alla carne bovina che registra, nel primo trimestre del 2013, un calo delle macellazioni del 7%. Il rischio, viene affermato, è che per contenere i costi vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l’ extravergine tunisino, o il prosciutto olandese spacciato per nazionale. Secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia), in cinque anni le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro, al netto delle variazioni di prezzi. Anche chi è orientato sui prodotti biologici, li acquista dove costano meno, con un incremento record del 25,5% nei discount negli ultimi dodici mesi. «Impressionanti, ma realistici, i dati riportati dal presidente dell’ Istat», afferma Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum: gli italiani «non riescono più a vivere dignitosamente», commenta, e la recessione «rischia di mandare in default centinaia di migliaia di famiglie italiane». Sui tagli alla salute, Federconsumatori e Adusbef ricordano l’ ultimo rapporto del Censis: «Oltre 9 milioni di cittadini hanno abbandonato le cure perché non sono più in grado di sostenere le spese». E, per il Codacons, le riduzioni in quantità di spese necessarie come quelle alimentari e mediche provano che gli italiani vivono come nel dopoguerra, a caccia di soldi per poter comperare cibo. Fra tanti dati che gettano sconforto, altri che spingono verso un – moderato – ottimismo. È sempre l’ Istat a rilevare infatti l’ aumento della fiducia dei consumatori, con l’ indice di riferimento che passa da 86,3 a 85,2. Aumenta la componente riferita al quadro economico, mentre scende quella relativa al clima personale. Sulla situazione del Paese, le attese e i giudizi sono in miglioramento, fatta eccezione per la disoccupazione, vista in crescita. Un problema che, ha precisato Enrico Giovannini, «non si riassorbe con un pil che cresce dell’ 1%». Tra le varie questioni da affrontare, per il presidente dell’ Istat non è da sottovalutare quella dell’ inadeguata preparazione scolastica dei giovani stranieri: «Se quasi un ragazzo su due lascia la scuola prima dell’ adempimento scolastico, nella migliore delle ipotesi stiamo creando una forza lavoro non educata, e quindi inadatta. Nella peggiore, stiamo creando molle di rivolta sociale che in altri paesi conosciamo molto bene». Ma almeno dall’ indagine sulla fiducia dei consumatori arrivano segnali incoraggianti. I dati sono negativi per il solo Nord-Est: uno dei motori dell’ economia del Paese ha paura di ingolfarsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
  
 
  

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