20 Aprile 2013

La crisi ha fatto fallire 31mila imprese

La crisi ha fatto fallire 31mila imprese

        

ROMA Imprese in ginocchio nel primo trimestre dell’ anno: la crisi ha fatto chiudere 31.351 imprese, il saldo peggiore dal 2004. A soffrire di più sono i settori delle costruzioni e del commercio, oltre a quello dell’ agricoltura. L’ allarme è lanciato da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane. «Era andata meglio persino nel primo trimestre dell’ annus horribilis della crisi, il 2009, quando il bilancio tra aperture e chiusure di imprese era stato negativo per poco più di 30mila unità», spiega Unioncamere. A determinare il record negativo sono stati un’ ulteriore diminuzione delle iscrizioni rispetto allo stesso periodo del 2012 (118.618 contro 120.278) e un ancor più sensibile balzo in avanti delle cessazioni (149.696 contro 146.368). Conseguentemente, il tasso negativo di crescita del trimestre (pari a -0,51%) risulta il peggiore dell’ ultimo decennio. A pagare il prezzo più caro sono stati, ancora una volta, gli artigiani: le 21.185 imprese artigiane che tra gennaio e marzo sono mancate all’ appello rappresentano, infatti, oltre due terzi (il 67,6%) del saldo negativo complessivo del trimestre. Rispetto al primo trimestre del 2012 – quando il bilancio del comparto (-15mila imprese) aveva eguagliato in negativo quello pessimo del 2009 – il saldo dei primi tre mesi del 2013 segnala dunque un peggioramento di quasi il 40%. In termini percentuali, la riduzione della base imprenditoriale artigiana è stata pari all’ 1,47% con una forte accelerazione rispetto al già negativo risultato del 2012 (-1,04%). «I numeri delle imprese che chiudono impongono all’ attenzione di tutti l’ urgenza di interventi concreti per la crescita e l’ occupazione», commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ai dati Movimprese di gennaio-marzo. «Lo stallo politico determinatosi a seguito dei risultati elettorali pesa. Mi auguro che subito dopo il passaggio dell’ elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il Parlamento sia messo immediatamente in condizione di operare per approvare provvedimenti a sostegno dell’ economia reale». Ancora brutte notizie anche dal comparto industriale italiano, che a febbraio ha registrato un marcato calo sia del fatturato che degli ordinativi, scesi rispettivamente del 4,7% e del 7,9% su base annuale. Secondo i dati rilevati dall’ Istat su base congiunturale invece il calo è stato rispettivamente dell’ 1% e del 2,5%. Anche l’ industria degli autoveicoli a febbraio subisce, su base annua, una contrazione del fatturato pari al 18,1%, mentre gli ordinativi calano del 14,1%. Lo riferisce l’ Istat (dati grezzi). Per il Codacons questi dati dimostrano che i guai delle industrie italiane dipendono dal crollo del mercato interno, ossia dal fatto che le famiglie italiane non hanno più soldi e sono costrette a ridurre persino gli acquisti di beni necessari, rinviando a tempi migliori tutti gli acquisti superflui, dall’ abbigliamento alle calzature, dai mobili alle auto». Per la Cisl «si conferma lo stato di stagnazione del nostro sistema industriale e il continuo calo del mercato interno con segnali di debolezza anche per quello estero», così il segretario confederale Luigi Sbarra. (pcf)
       

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