19 Aprile 2013

Dai detersivi al riso, negli iper è boom della merce a peso

Dai detersivi al riso, negli iper è boom della merce a peso

VENEZIA – Sempre più supermercati propongono la vendita a peso e sono comparsi dispenser che permettono di acquistare la quantità desiderata di detersivi, frutta secca, pasta, legumi. La vendita dello sfuso ha era sopravvissuta solo nel raparto «frutta e verdura», mentre gli scaffali si riempivano di confezioni: da un lato la quantità è pensata dal produttore a monte dell’ acquisto e dall’ altro la filiera si è allungata per poter includere la produzione industriale delle confezioni. L’ inversione di tendenza ha trovato espressione in una modalità nuova, con differenze a seconda della tipologia di articolo, e che fa leva sull’ intraprendenza dei curiosi: scelta la merce, si aziona la leva per erogare la quantità desiderata; il resto non differisce dall’ acquisto di un casco di banane. Se volessimo dare una data d’ inizio, con le dovute approssimazioni, il 2009; una tipologia di prodotto, i detersivi. In tempo di crisi sembra una scelta saggia da entrambi i «lati della barricata»: il risparmio per il consumatore è intorno al 10-20% rispetto all’ acquisto di prodotti tradizionali; mentre quello per il produttore sarebbe di circa il 15%. Non a caso il Codacons, per bocca del suo presidente regionale Franco Conte, esprime il suo sostegno: «E’ un mercato che sta esplodendo e va monitorato, ma siamo favorevoli: a parità di peso e qualità stimiamo che il prodotto venduto sfuso permetta di risparmiare non meno del 15%. L’ unica ombra potrebbe riguardare la tracciabilità del prodotto. Mancando l’ etichetta classica qualcuno potrebbe «fare il furbo», ma stiamo prendendo accordi con dei laboratori per effettuare controlli a campione». Tra chi offre anche lo sfuso, molti hanno registrato un incremento delle vendite del 5% circa: non vertiginoso ma interessante, visti i tempi e considerando che i settori in cui compare lo sfuso sono già «presidiati» dall’ industria di marca. Anche l’ ambiente ne guadagna. Una prima ragione si nasconde dietro al fatto che ogni anno circa un terzo del cibo che viene prodotto e venduto nel mondo viene buttato (la Commissione Europea parla di 179 chilogrammi pro capite): la scelta dello sfuso permette invece di acquistare esattamente la quantità desiderata e dunque di limitare gli sprechi. Secondariamente questo tipo di acquisto è ecocompatibile: meno confezioni significano meno rifiuti nella ma anche meno materie prime, acqua, energia e emissioni di CO2 per produrle. I tipi umani che si avventurano alla scoperta di questi distributori non sono casuali: molti giovani oppure chi è alla ricerca del prezzo conveniente in vista di una spesa formato famiglia. Giulia, 23 anni, studentessa di Psicologia a Padova, dichiara il suo entusiasmo: «Da quando ho provato, non ho più smesso. La qualità è più che comparabile e il prezzo attraente. In realtà però è l’ idea di fare bene all’ ambiente che mi ha spinta a provare, oltre alla curiosità». Paola invece, casalinga e mamma di tre bimbi, è più sensibile alla voce «risparmio» e si lancia in un confronto dei listini degno di un agente di commercio: «La pasta al chilo di solito costa più o meno 70 centesimi, quella sfusa invece 50; il riso invece viene poco più di due euro al chilo, questo qui un euro». Insomma, lo sfuso sembra un’ opzione da tenere in considerazione e i veneti sono fra i più entusiasti: tra le conferme «autorevoli» anche quella di Giorgio Benassi, il responsabile sostenibilità di Coop Adriatica, che parlando dei detersivi alla spina dice: «Il Veneto è una regione che ci crede molto. In alcuni punti vendita, in particolare Schio e Carpenedo, oltre a risultati incoraggianti nelle vendite, abbiamo anche raggiunto l’ obiettivo di educare i consumatori al riutilizzo dei contenitori. Abbiamo calcolato che per ottenere un beneficio reale per l’ ambiente una bottiglia di detersivo deve essere riutilizzata almeno sei volte e il traguardo è stato abbondantemente raggiunto: addirittura a Schio l’ anno scorso abbiamo calcolato che i clienti riempivano la stessa confezione in media dodici volte». Chiara Signoria RIPRODUZIONE RISERVATA.
        

chiara signoria
        

 
       

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