Iva sulla Tassa rifiuti rimborsi con giallo E i soldi non ci sono
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fonte:
- la Repubblica
LE CIFRE, a cui ognuno di noi ha diritto, vanno da un minimo di 66 euro ad un massimo di 450. Ma il punto centrale è un altro: riguardano praticamente tutte le persone che, in questi anni, hanno pagato la Tia, cioè tutti. E dato che in ballo, nell’ intera Regione, ci sono 30 milioni di euro (e quindi a Genova almeno 15) la questione è molto spessa. Così, quando ieri mattina nel corso dell’ incontro tra le associazioni dei consumatori e l’ assessore Francesco Oddone, il segretario del Sicet Stefano Salvetti ha posto sommessamente il problema del rimborso dell’ Iva, il gelo è stato assoluto. Perché è vero che il problema riguarda l’ Amiu, ma è altrettanto vero che l’ Amiu è pubblica al cento per cento e che il Comune paga all’ azienda di igiene urbana un contratto annuo. Detto in soldoni: se l’ Amiu deve ridare quindici milioni ai genovesi, il problema – l’ ennesimo – è di Palazzo Tursi, chequei quindici milioni proprio non li ha. Il tema – ieri solo accennato – verrà ripreso nei prossimi giorni in un incontro delle associazioni dei consumatori con l’ assessore del settore, che è Valeria Garotta. Riassunto delle puntate precedenti. La Cassazione ha riaffermato che la Tariffa di igiene ambientale è una tassa: quindi, sulla Tia come su tutte le altre tasse, non è possibile applicare né l’ Iva né altri contributi. E visto che i contribuenti hanno invece pagato l’ Iva (perché questa era l’ interpretazione generale), quei soldi vanno ridati indietro. Il diritto al risarcimento è così scattato per 17 milioni di consumatori distribuiti in 1183 comuni d’ Italia: Federconsumatori ha calcolato in 993 milioni la cifra complessiva che dovrebbe essere restituita alla gente, una cifra colossale che a Genova picchia per una quindicina di milioni. Il problema, come sempre avviene in questi casi, è che un rimborso avviene dietro richiesta. E, alle richieste pilota, è stato opposto un diniego. Quindi causa, quindi spese per le due parti (i magistrati tendono spesso a dare ragione al singolo ma a dividere a metà le spese): ed ecco che, in moltissimi casi, il gioco può non valere la candela visto che le spese processuali possono costare ben di più d quanto si potrebbe ottenere. Le associazioni dei consumatori hanno disegnato scenari diversi. Federconsumatori consiglia ai singoli di chiedere la cessazione dell’ applicazione dell’ Iva e il rimborso delle cifre pagate indebitamente (occorre prendere le singole bollette, vedere a quanto ammonta nel proprio caso il rimborso e richiedere la cifra complessiva). Il Codacons invece suggerisce due metodi alternativi: si può agire individualmente dinanzi al giudice di pace (col rischio, però, delle spese) oppure aderire alla class action proposta in queste settimane. In tutti i casi è fondamentale avere a disposizione le proprie ricevute dei pagamenti passati.(r. n.)© RIPRODUZIONE RISERVATA.
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