16 Aprile 2013

Concordia, ecco il conto da pagare

Concordia, ecco il conto da pagare

di Pierluigi Sposato wGROSSETO Sulla cifra finale non ci sono certezze. Ma al momento il Comune di Isola del Giglio crede che il disastro della Concordia abbia causato «un danno immane», come lo definisce l’ avvocato Alessandro Maria Lecci. E lo ha quantificato: almeno 80 milioni di euro. «Sequestrate una nave». Per il naufragio del 13 gennaio 2012 l’ udienza preliminare iniziata ieri è anche è il momento dei conti. Cioè delle richieste economiche che le parti offese (singoli ed enti) hanno avanzato nei confronti di coloro che saranno riconosciuti responsabili. Vale a dire i sei indagati, a iniziare da Francesco Schettino, ma anche la stessa Costa Crociere di cui è stata chiesta la citazione come responsabile civile. E se il comandante potrà perdere casa e moto, al massimo, sono i beni della compagnia l’ obiettivo di coloro che si ritengono danneggiati: al punto che l’ associazione “Giustizia per la Concordia” (trenta studi legali in rappresentanza di 100 naufraghi) ha chiesto il sequestro di una nave e di quote della società a garanzia delle cifre che potranno essere stabilite dal giudice. E ciascuno dei naufraghi (solo quelli feriti) chiede mezzo milione di euro. Richieste milionarie. Sono un’ ottantina le richieste di costituzione di parte civile su cui il giudice Pietro Molino dovrà pronunciarsi, da domani, quando l’ udienza riprenderà dopo che alle difese sono state concesse 24 ore di tempo per valutare le eventuali opposizioni da presentare. E sono svariate centinaia (sulle 4.209 parti offese) le persone che attendono di sapere se saranno ammesse nel procedimento penale. Si sono schierati anche Codacons e associazione Utenti del trasporto aereo, marittimo e ferroviario (10 milioni); l’ associazione Sos Concordia (2,5 milioni) che rappresenta 200 operatori gigliesi (richieste variabili tra gli 80mila e i 340mila euro); Confconsumatori; e poi una miriade di privati che a vario titolo si sentono danneggiati. Ma c’ è anche il ministero dell’ Ambiente, che chiede di riaprire la partita sul danneggiamento dell’ habitat. Il contenzioso civile. Costa Crociere è impegnata poi anche sul fronte della giustizia civile: a oggi ha trovato un accordo con il 70% dei passeggeri e il 93% dell’ equipaggio, spiega l’ avvocato Alessandro Carella (affari legali di Costa) e altri potrebbero essere conclusi senza arrivare a provvisionali o a sentenza. «Noi siamo sempre disponibili». Una trentina le cause civili aperte, mentre negli Usa molti hanno manifestato l’ intenzione di costituirsi già nel pre-contenzioso. Sull’ isola danni enormi. Non c’ è dubbio che è il Giglio ad aver subìto più danni. Come luogo, come nome, come pubblicità negativa, come spese sostenute. Il sindaco Sergio Ortelli ha incaricato gli specialisti di mettere nero su bianco. Cominciando da quei 202mila euro di spese anticipate fino al 31 dicembre per conto dello Stato (Costa Crociere ha rimborsato la sua parte), dal personale alla spazzatura, dalle utenze alle forze dell’ ordine. E poi ci sono le minori entrate derivanti dal fatto che, ad esempio, il Comune non ha potuto ampliare il porto con i 13 posti già previsti, che il molo non è utilizzabile in toto perché occupato da mezzi di servizio, perché quella parte di mare del Giglio non è fruibile. Il Comune deve sopportare le operazioni di rimozione, oltre che la presenza ingombrante del relitto connessa alla perdita delle vite umane. Il Giglio come Ustica. E se un giorno il cantiere sparirà «ciò che sarà estremamente difficile se non impossibile cancellare è l’ associazione – in Italia come all’ estero – tra il nome dell’ Isola, prima ancora dei luoghi stessi, con il naufragio: in virtù di tale associazione il Comune dell’ Isola del Giglio ha visto e vedrà per lungo tempo – se non per sempre – compromessa la propria immagine. Tragici eventi del passato ci insegnano che tali associazioni non finiscono mai: basta anche solo menzionare ad esempio Ustica perché la memoria in prima battuta ricordi solo gli eventi terribili verificatisi in questi luoghi». 15 miliardi di pubblicità negative. Perché ormai dici Giglio e pensi al disastro e non all’ acqua cristallina: il paesaggio è stato alterato. E del Giglio, nei termini della sciagura, hanno parlato secondo il Comune almeno 12mila articoli dei mezzi di informazione, di cui almeno 3.000 in Italia. E dunque le volte che una notizia ha raggiunto una persona, anche più di una volta in tutto il mondo, sono state stimate in 15 miliardi. Soltanto la “contro campagna” pubblicitaria che il Giglio dovrebbe sostenere per diffondere messaggi di tipo positivo costerebbe quindi 58 milioni di euro.

 

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