16 Aprile 2013

“Naufragio dopo il black-out” L’ ultima bugia di Schettino

“Naufragio dopo il black-out” L’ ultima bugia di Schettino

I naufraghi della Costa Concordia in salvo all’ isola del Giglio la notte del 13 gennaio 2012 «Mi propose “Se sei d’ accordo diciamo che dopo un black-out sono andato a sbattere sullo scoglio”» Francesco Schettino Francesco Schettino voleva mentire sulla causa dell’ incidente. L’ ultima accusa contro il comandante della Concordia – il cui naufragio davanti all’ isola del Giglio, il 13 gennaio 2012, costò la vita a 32 persone – arriva dalle 707 pagine della richiesta di rinvio a giudizio. Il responsabile dell’ Unità di crisi della Costa, Roberto Ferrarini (anche lui indagato per omicidio colposo plurimo), nell’ interrogatorio dell’ 8 novembre 2012 dichiara: «Quella notte Schettino mi propose “Roberto se sei d’ accordo diciamo che ho avuto un black out a seguito del quale sono andato a sbattere sullo scoglio”. Ero già nella sala crisi della Costa Crociere ma non so dire l’ ora perché ci siamo rimasti dalle 23 alle 3,30 del mattino». La conversazione sarebbe avvenuta quando il comandante aveva abbandonato la nave: non risulta infatti registrata dalla scatola nera sulla plancia di comando. Ferrarini aggiunge: «Dopo la proposta di Schettino io l’ ho investito dicendogli “Che stai dicendo?”. Lui si é subito tirato indietro, “No, no, dicevo così”. Commentai con chi mi stava vicino “Questo qui é fuori”». Nell’ udienza preliminare di ieri, al Teatro moderno di Grosseto – la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pool guidato dal procuratore Francesco Verusio (oltre che per Schettino e Ferrarini, anche per il timoniere e tre ufficiali), non é stata presa in esame. É probabile che il gup Pietro Molino rinvii l questione all’ udienza del 13 maggio. Mentre domani dovrebbe esprimersi sulla richiesta della Costa di costituirsi parte civile. Ipotesi boicottata dai 300 soggetti tra naufraghi, alcuni dei quali sono difesi dall’ avvocato Daniele Bocciolini, ed Enti come Comune del Giglio, Regione Toscana, Ministero Ambiente e Codacons – che insistono sulla necessità che il giudice consideri la Costa spa «responsabile civile». I naufraghi in questione puntano a un risarcimento di 500 mila euro a testa, mentre il Comune del Giglio aspira a 80 milioni. Tra le parti civili anche l’ ex ufficiale della Costa Salvatore Ursino: inizialmente indagato, la sua posizione è stata archiviata su richiesta del pm. Dalle nuove carte della procura emergono altri due aspetti interessanti. Uno riguarda il manager Ferrarini, l’ altro la Costa. Riguardo il primo c’ é un’ intercettazione, la sera del naufragio, con la Guardia Costiera in cui «mentre la nave sta affondando, Ferrarini con una pacatezza decisamente fuori luogo, proclamava che la nave era in zona di sicurezza, che i passeggeri erano informati, che il comandante aveva la situazione sotto controllo. Silenzio assoluto sulla reale entità dell’ allagamento, sulla mancanza di governo e persino sul black-out, foglia di fico dietro cui si era nascosto lo stesso Schettino». La compagnia di crociera è invece citata per il sorprendente precedente: «l’ 8 giugno 2005, presso il porto di Tunisi, una nave Costa ebbe una falla ma, nonostante l’ ingresso stimato di una tonnellata di acqua all’ ora si ripartiva regolarmente per le tappe successive, organizzando in fretta e furia ogni opportuna riparazione. Senza segnalare, senza denunciare nulla all’ Autorità marittima». Anche all’ epoca «era stato informato Ferrarini». Davanti all’ isola del Giglio, purtroppo, l’ incidente è diventata tragedia. Ma Schettino – unico indagato ieri in aula – si ritiene vittima di «un incidente sul lavoro». Lo ribadisce il suo avvocato, Francesco Pepe (che lo assiste gratuitamente): «Schettino sbagliò a fidarsi troppo della gestione della Costa Crociere ed emerge sempre più che è un uomo che ha avuto un incidente sul lavoro. Non va criminalizzato, non è un pazzo che ha portato la nave contro lo scoglio. Abbiamo provato che aveva dato disposizioni per tenere la nave a un chilometro dallo scoglio, che ci fu un errore del timoniere, che non abbandonò la nave». La pubblica accusa è su una posizione diametralmente opposta. Tra le questioni ancora da definire c’ é poi la rimozione del relitto. È programmata entro il prossimo settembre, ma si teme che i tempi si protraggano fino al 2014. Domani si decide se rinviarlo a giudizio per omicidio colposo plurimo Roberto Ferrarini Responsabile dell’ Unità di crisi Costa Crociere.

grazia longo inviata a grosseto

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