12 Aprile 2013

Maxi-sequestro falsi prodotti bio ( 2 ) Cia: Business miliardario che fa gola agli agro-pirati. Esposto in Procura del Codacons

 Maxi-sequestro falsi prodotti bio ( 2 ) Cia: Business miliardario che fa gola agli agro-pirati. Esposto in Procura del Codacons

 A dispetto della crisi il biologico continua a crescere costantemente in termini di consumi e fatturato. Ma proprio per questo suo “appeal”, il segmento diventa sempre più spesso bersaglio di frodi e sofisticazioni alimentari. Ecco perché operazioni come quella della Guardia di finanza di Pesaro e dell’Ispettorato Repressione Frodi del ministero delle Politiche agricole sono molto importanti. Ora più che mai è necessario mantenere alta l’attenzione sul settore, intensificando i controlli soprattutto sui prodotti importati da Paesi terzi non in equivalenza.
Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che plaude al maxi-sequestro di stamattina – anche in Emilia-Romagna – che ha portato alla confisca di 1.500 tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino falsamente certificati come “bio” ma ad alto contenuto di Ogm e di 30 tonnellate di soia provenienti dall’India e contaminate con pesticidi.
Nel nostro Paese la spesa per il “bio” è aumentata nel 2012 del 7,3 per cento, mettendo a segno il settimo aumento tendenziale consecutivo -sottolinea la Cia- e oggi il 75 per cento degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno una volta al mese. Alimentando così un business che in Italia vale circa 3 miliardi di euro, ma che a livello mondiale ha raggiunto la quota di 55 miliardi di dollari l’anno.
Ma proprio perché si tratta di un mercato in continua espansione -osserva la Cia- il settore del biologico ha iniziato a fare gola alle mafie e ai “professionisti della truffa agroalimentare”, pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta.
Per questo, oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche “ad hoc” che controllino i mercati. E’ indispensabile aumentare le ispezioni, inasprire sanzioni e pene -continua la Cia- ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. Soprattutto sono necessari più controlli sui prodotti importati dai Paesi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri, prestando ancora più attenzione ad autorizzazioni e certificati di conformità degli importatori.
Il maxi-sequestro di falsi prodotti biologici eseguito oggi dalla Guardia di Finanza in diverse regioni d’Italia, dimostra per il Codacons , Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori, come il settore del BIO attiri sempre più l’attenzione di traffici illeciti nel nostro paese.
“Questo avviene perché i prodotti biologici venduti nei negozi specializzati o nei supermercati italiani hanno prezzi decisamente elevati, e tali da far gola al malaffare che vede in questo settore un lucroso business – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Certamente la vera agricoltura bio comporta costi più alti rispetto a quella tradizionale, ma resta da capire come sia possibile che, nel passaggio dal campo alla tavola, alcuni prodotti ortofrutticoli biologici registrino ricarichi anche del 1700%.
A tal riguardo lo scorso mese l’associazione ha presentato un esposto alle Procure di Roma e Torino, chiedendo di indagare sui rincari abnormi registrati nei prezzi dei prodotti bio nei passaggi dal produttore al consumatore finale, e segnalando le forti differenze tra i prezzi all’origine e quelli al dettaglio di alcuni prodotti BIO, tra cui finocchi (+1.717%), cipolle (+937%), melanzane (+591%), peperoni (+421%).

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