Potered’ acquisto apicco,infumo 1.800euroafamiglia
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fonte:
- Il Secolo XIX
ROMA. Diminuisce il potere di acquisto, le banche concedono sempre meno mutui e la pressione fiscale ha raggiunto la cifra mostre del 52%. È questa la realtà in cui sono immerse le famiglie italiane. Una realtà fatta di sacrifici che, per il 24% dei nuclei familiari, si trasformano nella difficoltà concreta di arrivare a fine mese. E mentre si susseguono gli incontri per trovare una nuova guida al Paese, gli italiani continuano ad aspettare provvedimenti in grado di concedere un po’ di respiro. L’ ultima fotografia sulla situazione dell’ economia reale del Paese è stata scattata dall’ Istat con uno studio che certifica quanto la crisi incide sugli italiani. Nel 2012, tenuto conto dell’ inflazione, il potere d’ acquisto delle famiglie si è ridotto del 4,8%. Nel quarto trimestre del 2012, inoltre, il calo è stato ancora più accentuato: -5,4%. Un dato, quest’ ultimo, che non lascia presagire niente di buono per l’ anno in corso. Il calo del 4,8%, record assoluto dal 1990 (anno in cui iniziarono le rilevazioni, ndr), secondo Codacons si trasforma in una perdita reale di 1.678 euro per una famiglia composta da tre persone. La cifra scende a 1.380 euro per un nucleo composto solo da marito e moglie mentre per una famiglia di 4 persone la perdita sale a 1.848 euro. Inflazione a parte, a pesare sui conti della famiglia c’ è soprattutto il calo del 2,1% del reddito disponibile. Calo che sale addirittura al 3,2 se si prende in esame il quarto trimestre del 2012. E per la prima volta dal 1979, cala anche la spesa della pubblica amministrazione destinata al pagamento degli stipendi degli statali. Per quanto riguarda il 2011, infatti, il calo è stato dell’ 1,6% rispetto alla spesa complessiva di 170 miliardi e nel 2012 si prevede un’ ulteriore riduzione del 2,3%. Ma anche se dalla Bce fanno sapere che gli italiani sono ricchi quanto tedeschi e francesi, anche se hanno retribuzioni più basse, è quantomeno inevitabile che a calare sia anche la propensione al risparmio. Sempre secondo l’ Istat, infatti, il risparmio delle famiglie nel 2012 si attesta attorno all’ 8,2%, con una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2013. A complicare ulteriormente la situazione, poi, arriva l’ ulteriore stretta sui mutui evidenziata ieri dalla Banca d’ Italia. A febbraio, infatti, i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,7% su base annua (-0,6% a gennaio) mentre il dato complessivo fa registrare un -1,6% in virtù della diminuzione del 2,6% dei finanziamenti concessi alle imprese. La morsa della crisi e l’ inevitabile riduzione dei consumi, inoltre, si spiega anche con altri due fattori determinanti: la pressione fiscale e la perdita del posto di lavoro. Gli ultimi tre mesi del2012, infatti, hanno visto il peso delle tasse balzare al 52%, un record assoluto. Complici le manovre per proteggere l’ Italia e, soprattutto la vituperata Imu, più di metà della ricchezza prodotta è finita nelle casse del fisco. A farei calcoli è stata l’ Istat, che ha misurato il carico del fisco, o meglio il rapporto tra l’ ammontare delle imposte (compresi i contributi sociali) e il Pil, an che sui trimestri e non solo sul totale dei 12 mesi. Così si è scoperto che gli ultimi tre mesi dell’ anno sono quelli peggiori per le tasche dei contribuenti e anche per l’ anno in corso la musica non cambierà visto che proprio a dicembre sono in programma il saldo dell’ Imu e della nuova Tares. Tra i tanti tristi record del 2012, inoltre, c’ è da registrare anche quello dei licenziamenti: lo scorso anno sono stati mandati a casa un milioni di lavoratori. I dati, forniti dal ministero del Lavoro, indicano che sommando i risultati dei quattro trimestri del 2012, i licenziamenti hanno superato quota un milione (1.027.462), con un aumento del 13,9% sul 2011. Particolarmente allarmante appare il dato degli ultimi tre mesi del 2012, quando i licenziamenti hanno raggiunto il livello massimo di 329.259 unità, in aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011.
carlo gravina
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