Come le compagnie speculano sulla benzina
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fonte:
- Giornalettismo.com
Investimenti speculativi tramite acquisto di derivati per coprire il rischio di perdite. E’ questa la principale pratica anomala compiuta dalle sette compagnie petrolifere finite sotto la lente d’ ingrandimento del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese per il “rialzo fraudolento” del prezzo di benzina e gasolio , inchiesta ora assegnata per competenza territoriale alle Procure di Roma e Milano. ETF E FUTURES – Nata da un esposto del Codacons dell’ ottobre 2011, l’ indagine ha rivelato investimenti di pura natura finanziaria legati alle commodities (materie prime) e agli ETF sul petrolio (fondi indicizzati in Borsa e simili alle azioni) in grado di attrarre altri investitori e alzare il prezzo del greggio, pur restando estranei al mercato del bene materiale. In poche parole le compagnie non avrebbero acquistato materia prima per finalità industriali, ma si sarebbero assicurate un extraprofitto derivante dall’ incremento del valore dei titoli finanziari. Ce lo spiega il colonnello Giuseppe Fugacci , comandante del nucleo di polizia tributaria di Varese: “Le società possono speculare sul prezzo alla pompa attraverso dei contratti futures, che vengono negoziati al momento stesso del loro acquisto: comprano una partita di prodotto petrolifero ma contestualmente la rivendono ad un prezzo maggiorato ad una scadenza che varia dai 3 ai 6 mesi. Si ottiene, in questo modo, subito un guadagno, ma su un prezzo che si formerà a distanza di 3-6 mesi”. “Ecco – continua Fugacci -, venivano fatti investimenti anche su prodotti di finanza derivata legati a questi contratti per garantirsi da eventuali perdite che sarebbero potute derivare nel medio lungo periodo da fattori sconosciuti. Ad esempio nel caso di una guerra che coinvolge i Paesi arabi, con il prezzo del petrolio destinato a crescere”. IL CUSCINETTO ANTI-PERDITE – “Le compagnie petrolifere – dunque – cercano di crearsi gli strumenti di finanza derivata”, come “cuscinetto” per coprire il mancato guadagno. Ma non solo. “Un eccessiva movimentazione di compravendite di prodotto petrolifero fatta con questi prodotti finanziari influisce anche sul prezzo del petrolio che rimane comunque alto”, aggiunge il colonnello. La via della speculazione, insomma, è parecchio complessa. E molteplici sono gli strumenti finanziari sfruttabili. “Ci sono – aggiunge Fugacci – dei particolari fondi azionari legati all’ andamento delle materie prime. Più il costo delle materie prime sale e parallelamente questi fondi guadagnano in pari misura percentuale. Fanno questi investimenti solitamente le banche d’ affari e i fondi pensione Usa”. L’ INDAGINE A STEP – L’ indagine di Varese (a carico di Eni, Esso, Shell, Total Erg, Tamoil, Api e Q8) è iniziata circa un anno fa, dopo il continuo rialzo dei prezzi alla pompa al quale non seguiva, all’ occorrenza, un altrettanto rapido decremento. L’ indagine è stata condotta a step. Dopo l’ esposto dell’ associazione dei consumatori Codacons, le Fiamme Gialle hanno compiuto una serie di accertamenti d’ accordo con l’ autorità giudiziaria e con il pubblico ministero, che ha poi delegato ai finanzieri attività come l’ acquisizione di documentazione presso la sede delle compagnie petrolifere, l’ Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (che in passato già aveva computo indagini in materia) e il ministero dello Sviluppo Economico. Dopo una prima “mappatura” della situazione si è poi passato ad analizzare gli aspetti contabili. “Chiaramente l’ autorità giudiziaria ha una funzione di coordinamento dell’ attività delegata che poi noi svogliamo sul territorio”, precisa Fugacci. LA QUANTIFICAZIONE DIFFICILE – Gli accertamenti hanno escluso il ricorso delle compagnie al trasfer pricing, fenomeno che consente di ottenere una forma di risparmio fiscale attraverso operazioni intercomunitarie di cessione e riacquisto di prodotti petroliferi con proprie imprese consociate. “Abbiamo acquisito – fa sapere la Guardia di Finanza – anche tutta la documentazione per le operazioni intercomunitarie dall’ Agenzia delle dogane. Ma non sono state rilevate anomalie particolari, tali da indurci a ritenere che ci fossero operazioni di questo tipo”. Molto difficile risulta la quantificazione della speculazione in centesimi di euro per litro. “La quantificazione in questi termini non è facilmente fattibile, anche perché – dice Fugacci – bisognerebbe considerare il periodo che si prende come riferimento. Il prezzo varia in continuazione. E l’ Italia è gravata da una grossa inefficienza strutturale, ammessa dalle stesse compagnie petrolifere. Cercano di diminuire la presenza di piccoli distributori, perché incidono in maniera consistente (negativa, nda) sulla gestione e la logistica. Solo quello incide per qualche centesimo”. CHI RISCHIA – Chi ora rischia seri guai giudiziari probabilmente siede ai vertici delle aziende coinvolte. A conclusione delle indagini il Gip del Tribunale di Varese, infatti, ha riconosciuto “l’ esistenza di un rialzo fraudolento dei prezzi dei carburanti attraverso manovre speculative in danno degli utenti finali, commesse dagli organi apicali delle compagnie petrolifere”. Fugacci non esclude l’ ipotesi: “Come il gip ha ritenuto di individuare ipotesi di reato commesse dai vertici, ritengo che qualcuno (di essi, nda) possa essere chiamato a rispondere di questi comportamenti”. Per ora, dunque, i consumatori sembrano averci visto bene. In effetti, le segnalazioni sulle quali le autorità decidono di avviare le indagini devono necessariamente essere ben documentate. Conclude il comandante del Nucleo di Polizia Tributaria: “La denuncia può partire sia dall’ associazione dei consumatori che dal singolo privato cittadino, o da chi magari si occupa della materia. L’ importante è che la denuncia sia supportata da un minimo di elementi di fondatezza”. (Fonte foto: LaPresse)
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