5 Aprile 2013

Benzina, scandalo prezzi gonfi ati L’ accusa: «Automobilisti truffati»

Benzina, scandalo prezzi gonfi ati L’ accusa: «Automobilisti truffati»

Francesca Manfredi VARESE UN RIALZO fraudolento dei prezzi di benzina e gasolio, ma anche del gpl in qualche caso, concordato tra i vertici delle compagnie petrolifere. È l’ ipotesi investigativa riconosciuta dal Gip del tribunale di Varese Giuseppe Battarino nell’ ambito dell’ indagine svolta dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Varese, iniziata un anno e mezzo fa e trasmessa ora alle Procure di Milano e Roma per competenza territoriale. LE COMPAGNIE petrolifere Shell, Tamoil, Eni, Esso, Total Erg, Q8 e Api, infatti, tutte coinvolte nell’ inchiesta partita da Varese, hanno sede a Milano e Roma. Era l’ ottobre 2011 quando gli inquirenti, in seguito a un esposto del Codacons, hanno cominciato gli approfondimenti sulle presunte manovre segnalate sui prodotti petroliferi. Manovre che andavano a danno degli utenti finali, dato che avrebbero determinato indebitamente il rincaro dei prezzi alla pompa dei carburanti. Gli accertamenti sono stati lunghi e complessi, vista la necessità di approfondimenti di natura tecnica e finanziaria. Sebbene tutto sia partito da un dato di fatto facilmente riscontrabile dal comune automobilista come il rialzo continuo e diffuso del prezzo dei carburanti di qualunque compagnia, la prosecuzione dell’ indagine ha riguardato l’ analisi sulla formazione del prezzo dei prodotti petroliferi, il confronto con i prezzi internazionali, il margine lordo dell’ industria petrolifera, la tassazione. I finanzieri hanno anche acquisito della documentazione direttamente nelle sedi delle compagnie petrolifere, che una volta esaminata ha consentito di far luce non solo sull’ origine e sull’ andamento, ma anche sulle ragioni delle variazioni dei prezzi dei carburanti dal gennaio 2011 al marzo 2012. SONO stati esaminati inoltre i documenti relativi alle iniziative ed alle istruttorie già intraprese dall’ Autorità Garante della concorrenza e del mercato e dal ministero dello Sviluppo economico, chiarendo come avveniva l’ approvvigionamento di carburanti e i rapporti che le compagnie petrolifere intrattenevano tra loro, con i distributori e con i gestori degli impianti al dettaglio. Bene: i prezzi medi in Italia, secondo gli inquirenti, in quel periodo risultavano di 3-5 centesimi superiori della media europea persino nelle cosiddette ?pompe bianche’. La causa principale di tale aumento sarebbe attribuibile, oltre che ad una crescente domanda di energia dei paesi emergenti, al ruolo rilevante dei fondi di investimento in commodity e degli Etf sul petrolio data elevata redditività. Replicano i petrolieri: «Dal provvedimento del Gip di Varese emergerebbero semplici ipotesi investigative, che dovranno essere verificate nell’ ambito di procedimenti la cui competenza è stata individuata nelle procure di Roma e Milano». Lo afferma in una nota l’ Unione Petrolifera. Che aggiunge: «Allo stato ogni affermazione in merito alla presunta esistenza di reati accertati è del tutto infondata».

 

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