Oneri di depurazione, soldi ai cittadini Le tasse non dovute verranno restituite
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fonte:
- La Nazione
SE PUBLIAMBIENTE non rimborsa l’ Iva sulla Tia continuando ad addebitarla sulle bollette malgrado le sentenze della Cassazione, finchè questa non si trasformerà in Tarsu, e i consorzi di bonifica impongono il loro balzello anche sulle proprietà che non traggono vantaggi dai lavori consortili, Acque SpA restituisce invece gli oneri di depurazione pagati dove questa non ha avuto luogo. E così coloro che si sono visti addebitare con le bollette dell’ acqua, per anni, i costi di un servizio che non c’ è stato perché i loro scarichi sono finiti chissà dove, magari nel Rio di Macone a San Pierino o in qualche fosso a cielo aperto delle Cerbaie, potranno chiederne la restituzione ai sensi della sentenza 335/2008 di quella Corte di Cassazione che al contrario, per quanto riguarda l’ Iva sulla Tia non fa testo. Chi informandosi anche all’ Urp del comune o dagli avvocati del Codacons, abbia conferma di trovarsi in una zona le cui fognature non finiscono al depuratore di via del Castellare, l’ unico sul territorio fucecchiese, può formalizzare istanza di rimborso con una domanda in carta semplice nella quale sia specificato, oltre ai propri dati allegando copia di un documento, anche le proprie ragioni. Importante è la tempestività perché a parte il fatto che quanto è stato pagato ingiustamente può essere richiesto solo per gli ultimi 5 anni, gli interessi legali su queste somme decorreranno soltanto dalla data del ricorso. NON SOLO. Se Acque SpA, nel periodo soggetto al rimborso, avesse predisposto progetti per realizzare o completare i sistemi di depurazione, ancorché non messi in opera, il costo di questi ultimi verranno defalcati, pro quota, dai rimborsi dovuti. Come dire cioè che anche soltanto le buone intenzioni, purché formalizzate, riguardo al trattamento dei reflui non effettuato saranno comunque a carico dell’ utenza. L’ annuncio a questo riguardo dato anche dall’ amministrazione comunale, farcito di riferimenti normativi e d’ indicazioni sulle linee guida dell’ Ato a quanto pare competente in materia, non dice quali siano le zone di Fucecchio nelle quali non si sarebbe dovuto pagare il canone di depurazione. Per cui molti utenti, non informati, non ci penseranno neppure a chiederne la restituzione. Così come non è ben specificato come dovrà essere ?documentata? l’ istanza, salvo indicare l’ ubicazione della proprietà cui si riferisce la bolletta e il numero dell’ utenza. Che poi dalla sentenza della Cassazione del 2008 ci siano voluti due anni perché l’ Autorità di ambito, nell’ assemblea n° 8 del 30/6/2010, si decidesse a indicare le modalità dei rimborsi annunciate ora dal comune, è un altro mistero della burocrazia che lascia ovviamente perplessi. Giulio Panzani.
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