5 Aprile 2013

Benzina: indagine per truffa ai consumatori

Benzina: indagine per truffa ai consumatori

Che il prezzo della benzina sia in Italia una presa per i fondelli degli automobilisti era fino ad oggi un sospetto diffuso anche se spesso retrocesso al rango di leggenda metropolitana. Ora le cose cambiano: un magistrato di Varese, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Battarino, non solo non ha preso sottogamba un esposto del Codacons di Carlo Rienzi, ma con il concorso della Guardia di Finanza ha condotto un’ indagine arrivando ad alcuni risultati preliminari assai interessanti . IL GIUDICE LOMBARDO ritiene che le sette sorelle della benzina, Eni, Esso, Total-Erg, Q8, Api, Shell e Tamoil, abbiano compiuto manovre speculative e “raggiri, consistenti nell’ aver volontariamente livellato, concordandoli, salvo modesti scosta-menti, i prezzi dei prodotti petroliferi alla pompa, in modo da minimizzare le possibilità di minor guadagno derivanti dall’ applicazione dei principi della concorrenza”. In pratica, secondo il giudice varesino, le compagnie “agiscono in regime di oligopolio”. È un primo importante passo per il disvelamento di un fenomeno opaco che affligge circa 34 milioni di automobilisti e pesa sull’ economia, perché in un paese come l’ Italia dove le merci si spostano per oltre l’ 80 per cento su gomma, alti prezzi dei carburanti significa prezzi più alti al consumo e per i prodotti destinati alla trasformazione. Con l’ inevitabile conseguenza che ne risente la competitività dei nostri manufatti sui mercati internazionali. Chiusa l’ indagine preliminare, il giudice lombardo ha deciso di passare per competenza la mano alle procure di Milano e Roma dove si trovano le sedi delle sette compagnie petrolifere (Shell e Tamoil a Milano, le altre a Roma). Indicando la necessità di sequestrare i documenti relativi alla formazione dei prezzi, a cominciare dai contratti di permuta tra le aziende petrolifere, il giudice di Varese indica la strada da seguire e dimostra di essersi avvicinato parecchio al nocciolo della faccenda. L’ esperienza quotidiana, in realtà, potrebbe suggerire che un po’ di concorrenza alla pompa ci sia perché è facile imbattersi in prezzi diversi tra una stazione di servizio ed un’ altra perfino della stessa compagnia petrolifera. DA QUESTO punto di vista è esemplare il caso dell’ Eni che con i suoi 5 mila impianti su un totale di circa 23 mila (mentre le pompe senza marchio sono circa 2 mila) è market leader, cioè è l’ azienda che fa il prezzo di riferimento. Come dimostrato da un’ indagine recente del sindacato dei benzinai Fegica-Cisl di cui il Fatto ha parlato, nei distributori Eni i prezzi sono molto differenti senza alcuna ragione, addirittura risultano diversi nella stessa provincia, tra una strada e un’ altra, tra un tratto ed un altro di una stessa autostrada. Vista da questa angolazione la faccenda sembrerebbe non sussistere, cioè sembrerebbe non esserci il rischio di prezzi manipolati e concordati. Ma è solo un’ apparenza perché se invece dei prezzi alla pompa si considerano i prezzi medi praticati da ogni compagnia a livello nazionale, il sospetto di intese contro la concorrenza diventa forte. Attraverso contratti di permuta le aziende si scambiano regolarmente la benzina che in un determinato territorio è quindi sempre la stessa, indipendentemente dal marchio, mentre i benzinai sono costretti ad approvvigionarsi dalla stessa compagnia. Con queste premesse la propensione verso atteggiamenti oligopolistici diventa quasi spontanea.

di daniele martini

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this