5 Aprile 2013

Benzina, ipotesi di truffa sui listini

Benzina, ipotesi di truffa sui listini

Michele Di Branco Roma. Tasse invadenti e costo del petrolio alle stelle. Ma non solo. Se il prezzo dei carburanti, in Italia, è eccessivo la colpa è anche delle compagnie petrolifere che fanno manovre speculative a danno dei consumatori. L’ accusa, gravissima e tutta da provare, l’ hanno lanciata ieri la procura di Varese e la Guardia di finanza che da alcuni mesi lavorano per verificare la fondatezza di un esposto presentato dal Codacons. Sette colossi (Shell, Tamoil, Eni, Esso, TotalErg, Q8 e Api ) saranno chiamati a difendersi da ipotesi di reato molto pesanti. Vale a dire rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato, manovre speculative su merci e truffa. L’ indagine, avviata un anno fa in occasione del continuo rialzo dei prezzi, ha consentito di accertare l’ esistenza di un rialzo ingiustificato da parte delle compagnie, attraverso una serie di manovre speculative. I militari del nucleo di polizia tributaria di Varese hanno ricostruito le dinamiche che concorrono alla formazione del prezzo dei prodotti petroliferi e poi hanno esaminato la documentazione acquisita presso le compagnie per ricostruire le variazioni in aumento e diminuzione nel periodo compreso tra gennaio 2011 e marzo 2012. Al termine dell’ investigazione, il Gip di Varese Giuseppe Battarino, al quale la procura locale si era rivolta con un’ istanza di sequestro, ha riconosciuto l’ esistenza dei reati e ha disposto il trasferimento degli atti a Roma e Milano, dove si trovano le sedi legali delle compagnie oggetto dell’ inchiesta. Per accertare i reati sono stati esaminati i documenti relativi alle istruttorie aperte dall’ Authority per la Concorrenza e il mercato e dal ministero dello Sviluppo economico. E nel corso dell’ indagine si è proceduto al raffronto con i prezzi praticati negli altri paesi dell’ Ue nello stesso periodo, rilevando prezzi medi in Italia maggiori della media. «Abbiamo constatato che in Europa ? ha spiegato Antonio Morelli, comandante della Guardia di finanza di Varese ? i prezzi medi per ogni litro di carburante sono 5 centesimi più bassi rispetto al nostro Paese. E abbiamo notato che anche le compagnie no logo si sono conformate a questo tipo di politica». Gli approfondimenti dei finanzieri hanno consentito di accertare che la causa principale dell’ aumento dei prezzi è attribuibile al ruolo rilevante dei fondi di investimento in commodity (materia prime come petrolio, rame, argento, oro) e ai fondi indicizzati sul petrolio quotati in Borsa. Strumenti finanziari che finiscono per incidere pesantemente sui valori di mercato del greggio. «Da questa lunga analisi, durante la quale sono stati consultati anche docenti universitari ed esperti, è emerso che le cause principali degli aumenti sono da un lato la crescente domanda di energia dei paesi emergenti ? ha spiegato il Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, Giuseppe Fugacci – dall’ altro però anche ciò che accade sui mercati finanziari». Per dimostrare la forbice tra operazioni e mercato reale le Fiamme gialle hanno fornito un dato significativo: in soli due anni, dal 2008 al 2010, le transazioni finanziarie sul petrolio hanno raggiunto 57 miliardi di dollari a fronte di 7 miliardi di prodotto estratto. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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