4 Aprile 2013

Benzina un po’ più cara, tanto nessuno se ne accorge

Benzina un po’ più cara, tanto nessuno se ne accorge 

l’ indagine, iniziata un anno fa in occasione del continuo rialzo dei prezzi della benzina, š scaturita da un esposto del codacons e ha consentito di accertare l’ esistenza di un rialzo ingiustificato da parte delle compagnie, attraverso una serie di manovre speculative.
Varese, 04-04-2013 Le compagnie petrolifere Shell, Tamoil, Eni, Esso, Total Erg, Q8 e Api sono coinvolte in un’ inchiesta della Guardia di Finanza e della procura di Varese sull’ illecito aumento dei prezzi dei carburanti. I reati ipotizzati sono rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato, manovre speculative su merci e truffa Al termine di approfondite indagini il gip della guardia di finanza di Varese ha riconosciuto l’ esistenza di un rialzo fraudolento dei prezzi dei carburanti attraverso manovre speculative in danno degli utenti finali, commesse dai vertici delle compagnie petrolifere. Nel mirino delle indagini, iniziate circa un anno fa in occasione del continuo rialzo dei prezzi dei carburanti, le grandi compagnie petrolifere. L’ attivita investigativa, nata da un esposto del Codacons, ha portato ad accertare l’ esistenza di un rialzo fraudolento dei prezzi dei carburanti attraverso manovre speculative in danno degli utenti finali. Le investigazioni hanno analizzato l’ organizzazione dell’ intera filiera distributiva, al fine di individuare eventuali ostacoli allo sviluppo degli impianti no logo, a verificare l’ esistenza di meccanismi atti ad impedire un corretto stimolo concorrenziale e le modalità di determinazione dei prezzi, dal costo della materia prima ai prezzi applicati dalla rete distributiva attraverso un confronto delle tariffe del cosiddetto servito, fai da te e no-logo. I finanzieri hanno proceduto anche al raffronto con i prezzi praticati negli altri Paesi dell’ Unione Europea nello stesso periodo, rilevando prezzi medi in Italia maggiori della media dei prezzi Ue. Secondo gli inquirenti la causa principale di tali aumenti “è attribuibile, oltre che ad una crescente domanda di energia dei cosiddetti Paesi emergenti – si legge in una nota della Gdf -, al ruolo rilevante dei fondi di investimento in commodity (materia prime come petrolio, rame, argento, oro…) e gli Etf sul petrolio (fondi indicizzati quotati in borsa, in tempo reale, come semplici azioni) che, risultando fortemente influenzati da azioni speculative, stante la loro elevata redditività, da un lato hanno attratto investitori in grado di determinare un aumento del prezzo del petrolio pur restando estranei al suo mercato reale, come talune banche d’ affari, dall’ altro hanno determinato un intervento speculativo da parte delle compagnie petrolifere attraverso operazioni finanziarie con strumenti di finanza derivata finalizzati al mantenimento di prezzi elevati sui mercati del greggio di loro proprietà, ai fini di una definizione conveniente dei prezzi dei carburanti praticati alla pompa”. Al termine delle indagini il Gip del Tribunale di Varese gli atti inerenti l’ indagine sono stati trasmessi per competenza territoriale alle Procure di Milano e Roma.

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