31 Marzo 2013

Varese, il giudice ordina ai pm «Indagate sul caro-benzina»

Varese, il giudice ordina ai pm «Indagate sul caro-benzina» 

Sotto accusa il cartello dei prezzi della benzina: l´ipotesi di reato truffa aggravata e aggiotaggio Simona Carnaghi La giustizia varesina mette sotto accusa le sette sorelle del petrolio: truffa aggravata e aggiotaggio i reati ipotizzati dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Battarino nel provvedimento trasmesso per competenza alle Procure di Milano e Roma. Il Codacons canta vittoria: «Pronta una class action che potrebbe coinvolgere 34 milioni di italiani». L’ indagine nasce proprio da un esposto depositato dal Codacons nel marzo 2012 in tutte le Procure d’ Italia. Il quesito che in forma giuridica articolata ci si poneva era: «Perché se il prezzo al barile del petrolio è stabile il prezzo della benzina in Italia corre inarrestabile verso i due euro al litro?». La Guardia di Finanza La Procura di Varese era stata l’ unica in Italia ad aprire un fascicolo d’ indagine: il procuratore Maurizio Grigo e il sostituto procuratore Massimo Politi aveva delegato la Guardia di Finanza a eseguire tutti gli accertamenti del caso. Le perquisizioni Le Fiamme gialle, guidate dal colonnello Antonio Morelli, avevano eseguito perquisizioni nelle sedi delle maggiori società petrolifere tra Milano, Roma e Genova, sequestrando parecchio materiale. All’ epoca l’ ipotesi di reato formulata fu quella di manovra speculativa su merci: in sintesi accertare l’ esistenza di un cartello tra le varie compagnie petrolifere che mira a non far scendere mai il costo della benzina sul mercato italiano anche quando ce ne sarebbero i presupposti. Sette sorelle nel mirino Ora il gip Battarino, vagliata la documentazione sequestrata, è andato oltre: «Esistono indizi di commistione dei delitti da parte dei legali rappresentanti, componenti del Consigli d’ amministrazioni e dirigenti delle compagnie petrolifere … le condotte illecite sono state commesse nelle sedi legali delle predette società; si rileva, a fini probatori, il sequestro dei documenti indicati», scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ articolato provvedimento. I reati ipotizzati, come si diceva, sono quello di truffa aggravata (ai danni dei consumatori, evidentemente) e aggiotaggio (quindi turbativa dei mercati con condotta illecita). Il giudice cita espressamente le sette società sotto accusa: Shell e Tamoil con sede a Milano e Eni, Esso, TotalErg, Kuwait petroleum e Api, con sede a Roma. «Si deve evidenziare dunque che l’ addebito provvisorio che raccoglie gli esiti delle indagini è il seguente: violazione, in concorso formale tra le norme, per aver compiuto manovre speculative e aver posto in essere artifizi e raggiri, consistenti nell’ aver volontariamente livellato, concordandoli, salvo modesti scostamenti, i prezzi dei prodotti petroliferi alla pompa», scrive Battarino. «In modo da minimizzare le possibilità di minor guadagno derivanti dall’ applicazione dei principi della concorrenza sul mercato nazionale, quindi con danno economico di un numero indistinto e indeterminabile di fruitori del servizio, indotti in errore, ma in ogni caso privi di reale possibilità contrattuale, nella considerazione che le principali compagnie petrolifere agiscono in regime di oligopolio» conclude il gip Battarino. Provvedimento storico E a quel numero «indistinto di fruitori» (i cittadini italiani) che Codacons si rivolge promuovendo una class action per il rimborso del surplus pagato ad ogni rifornimento. Ora, infatti, le Procure di Milano e Roma dovranno per forza aprire inchieste analoghe: quello del giudice varesino è un provvedimento che fa storia. «Per la prima volta in Italia la magistratura potrà fare le pulci ai contratti delle compagnie petrolifere e scoprire le cause della doppia velocità dei listini dei carburanti, nonché verificare dove si annidano quelle speculazioni che rendono i prezzi italiani di benzina e gasolio più elevati rispetto alla media europea», spiega con soddisfazione Carlo Rienzi, del Codacons. nascosto

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