31 Marzo 2013

Monti e i saggi, avvio senza fiducia. E il Pdl smonta la proposta Napolitano

Monti e i saggi, avvio senza fiducia. E il Pdl smonta la proposta Napolitano

ROMA – Questa volta, oltre all’ apprezzamento per il senso dello Stato che lo ha spinto ad allontanare ogni ipotesi di dimissioni anticipate, Giorgio Napolitano non sembra aver raccolto molto di più. Il percorso indicato dal capo dello Stato , con il ritorno alla piena operatività ribadita al governo Monti e la formazione dei due gruppi di lavoro per la formulazione di proposte programmatiche di carattere istituzionale ed economico-sociale, non ha convinto neanche le maggiori forze “tradizionali”. Pd e Pdl, con sfumature diverse, esprimono ben più di una perplessità, accomunati da una riflessione di fondo: la scelta di Napolitano non è risolutiva dello stallo politico. Attraverso Dario Franceschini, i democratici si sono smarcati sottolineando che la soluzione è tutta di Napolitano, che il Pd non ne sapeva niente e, soprattutto, certe decisioni per il Paese vanno trovate in Parlamento, non nel lavoro dei “saggi”. Nel giorno di Pasquetta, il Pdl non manca di ribadire la sua posizione, già espressa a caldo dal segretario Angelino Alfano e dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che mira evidentemente a un’ accelerazione per un esecutivo di larghe intese o al ritorno alle urne. Oggi è il coordinatore Sandro Bondi a sintetizzare perché, secondo il Pdl, non si possa andare avanti con Monti: “Non si può condividere l’ affermazione del Presidente della Repubblica secondo cui un governo il paese in questo momento ce l’ ha e può lavorare (…). Il governo della precedente legislatura, se pur in carica per ragioni formali, non ha alcuna legittimazione non avendo ottenuto la fiducia del nuovo Parlamento”. “Dobbiamo avere piena coscienza – aggiunge Fabrizio Cicchitto – che il governo Monti non può sostituirsi all’ esigenza di dar vita, dopo le elezioni, a un nuovo governo, la cui fiducia viene votata dalla maggioranza del Parlamento, che i saggi su questo terreno possono dare delle indicazioni e suggestioni positive ma a loro volta non possono certo sostituirsi né al Parlamento neoeletto né, tantomeno, alla necessità di dar vita ad un nuovo governo che è l’ unico abilitato ad avere rapporti positivi con il nuovo Parlamento, nelle commissioni e in assemblea”. “Di conseguenza – rileva ancora Cicchitto – rimane sul tappeto la successione intrecciata di una serie di scadenze istituzionali, l’ elezione del nuovo presidente della Repubblica e la formazione di una maggioranza parlamentare funzionale alla formazione di un nuovo governo, perché spero questo non è certo il tempo di governi che sopravvivono a se stessi per l’ ordinaria amministrazione”. In un Parlamento spaccato in tre, la terza forza è evidentemente il Movimento 5 Stelle. Anche in questo caso Napolitano convince solo a metà. Grillo, infatti, rivendica, nella scelta del presidente della Repubblica, la bontà di quanto il movimento affermava da tempo, ovvero che l’ Italia un governo ce l’ ha e bisogna solo lavorare in Parlamento sulle cose importanti. Ma per il M5S il nodo irrisolto è proprio quello di un Parlamento che non ha ancora le sue commissioni funzionanti, a fronte dei due gruppi di “saggi” indicati da Napolitano, che il leader del M5S liquida secondo suo stile: “Badanti della democrazia”. Scelta Civica di Monti non può evidentemente far mancare il suo sostegno a Napolitano. “Il solo giudizio che conta sull’ operazione del presidente lo daranno domani i mercati. Il resto sono chiacchiere, anche perché nella attuale situazione non era possibile un esecutivo migliore di quello in carica, sia pure per l’ ordinaria amministrazione” afferma in una nota Giuliano Cazzola di Scelta Civica.”Per fortuna – aggiunge – ci siamo risparmiati il governo Bersani, la cui composizione sarebbe stata pensata apposta per creare casi di coscienza nei senatori grillini, quindi, quanto di peggio ci si potesse immaginare”. Ma adesso, a dare addosso a Napolitano ci si mette anche il Codacons. “Non è tanto l’ operazione in sè a sollevare dubbi, quanto la scelta dei soggetti operata da Napolitano – spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi, a proposito dei dieci “saggi” -. In particolare appare assurdo che, in un momento così delicato anche sul fronte economico, il Presidente della Repubblica abbia deciso di non inserire anche un rappresentante reale dei cittadini, che potesse apportare un contributo concreto al superamento della situazione di stallo del nostro paese”. Per Rienzi, in conclusione, “Con le sue nomine Napolitano non ha avvertito il vento di cambiamento che soffia in Italia, e che porta i cittadini a voler essere finalmente protagonisti della vita e delle scelte del nostro paese”.

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