Mps, niente ferma i Monti-bond
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fonte:
- Modena Qui
Un altro ostacolo in meno sulla strada dei Monti-bond, il maxi-prestito statale al MontePaschi di Siena, da 4 miliardi di euro. Anche il Consiglio di Stato ha detto no al Codacons, l’ associazione di consumatori presieduta da Carlo Rienzi, che ha intrapreso una tenace battaglia giuridica contro quello che viene ritenuto, in sostanza, uno sperpero di denaro pubblico. O, almeno, un pericoloso utilizzo dei fondi dei contribuenti. Già sconfitta davanti al Tar del Lazio, l’ associazione dei consumatori si è però vista opporre un giudizio inammissibilità da Palazzo Spada. Al Tar capitolino, il Codacons aveva chiesto la sospensione in via cautelare del prestito. La controparte era la Banca d’ Italia, il cui Direttorio ha dato il via libera ai Monti-bond lo scorso 26 gennaio. Appena tre giorni prima, il Fatto Quotidiano aveva reso di dominio pubblico lo scandalo derivati che ha travolto l’ istituto oggi presieduto da Alessandro Profumo (vedere articolo in basso ). E’ prudente e giusto, anche e soprattutto dopo tale scandalo, che lo Stato presti 4 miliardi alla banca senese, peraltro a tassi molto elevati? Il Codacons ritiene di no, e ha cercato una sponda, sinora evidentemente invano, anche nella Commissione europea. Quando invece, a febbraio, si rivolse al Tar, BankItalia reagì duramente, chiedendo «il rigetto del ricorso per la sua inammissibilità e infondatezza e la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria». L’ associazione non si è data per vinta, peraltro lamentando una certa latitanza da parte delle pubbliche istituzioni nel fornire documenti essenziali per i magistrati chiamati a giudicare sul caso. Il Consiglio di Stato, però, sembra avere accolto la linea dell’ inammissibilità. Una questione di forma, più che di sostanza. Il verdetto, datato 22 marzo e reso noto ieri, spiega infatti che «non è nei soggetti ricorrenti ravvisabile una posizione differenziata, necessaria, secondo le regole generali del processo amministrativo, per potere distinguere la loro posizione al fine di agire in giudizio». Per Palazzo Spada, insomma, il ricorso del Codacons è «un’ inammissibile azione popolare»; una sorta di class action , che come tale rende difficile comprendere quale sia l’ eventuale interesse legittimo leso; e che piuttosto punta a difendere un bene, il presunto danno erariale, la cui tutela non spetta alla magistratura amministrativa.
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