23 Marzo 2013

Esercitazioni Usa nel cielo di Catania, voli dirottati a Palermo. Chi paga?

Esercitazioni Usa nel cielo di Catania, voli dirottati a Palermo. Chi paga?

        

di Giulio Giallombardo – Prendi un volo per Catania , ma non sai dove e quando atterri. È accaduto ancora ieri pomeriggio. Questa volta non è stata colpa del nubifragio, come un mese fa. Non sono stati complici i capricci del vento, né gli sbuffi di cenere dell’ Etna, che, la scorsa settimana, hanno fatto passare giorni “neri” ai catanesi. Non è stata certo Madre Natura l’ artefice dell’ ennesimo dirottamento di voli diretti a Fontanarossa, ma una ben più “umana” esercitazione militare su Sigonella , la vicina base militare statunitense. È per questo che lo spazio aereo sopra lo scalo etneo – fa sapere la Sac – è rimasto chiuso dalle 13.59 alle 15.14 . Così due voli, uno Alitalia da Fiumicino, l’ altro EasyJet da Malpensa, sono stati dirottati all’ aeroporto di Palermo, anche se, già intorno alle 16, hanno fatto rientro a Catania. L’ influenza a stelle e strisce sul traffico aereo civile si fa sentire così ancora una volta . Ubi maior, minor cessat . Chissà se ad “esercitarsi” ieri pomeriggio siano stati i soliti droni , sofisticatissimi aerei senza pilota usati dalle forze armate americane per le operazioni di spionaggio, o come guida di attacchi aerei e lancio di bombe teleguidate e missili. I nostri cieli sono a sovranità limitata quando Global Hawk, Predator o Reaper decidono di alzarsi in volo. Poco importa se migliaia di viaggiatori hanno pagato un biglietto, sapendo di arrivare ad un certo orario, in un certo posto, e poi sono costretti a subire un danno che in alcuni casi può anche avere conseguenze pesanti. Tanto tra Codacons e Enac è guerra aperta da tempo e a pagare sono sempre i passeggeri. Del resto, in aeroporti come Fontanarossa o Birgi, entrambi vicini a basi militari, i Notam (acronimo di “Notice to airmen”), sono all’ ordine del giorno. Non tutti lo sanno, ma si tratta di comunicazioni relative alla sicurezza del traffico aereo che vengono inviate a tutti i piloti di voli civili e che riguardano la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e atterraggio dei velivoli. A causa dell’ attività dei droni o di altre esercitazioni militari, per lunghi periodi, gli aeroporti civili vengono così allertati: se il fratello americano chiama, gli alleati non possono tirarsi indietro. Anche l’ Etna con la sua cenere nera risponderebbe all’ appello, ne siamo certi. Segui su Twitter: @ggiallombardo Segui su Facebook.

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