15 Marzo 2013

Esposto in Procura contro il gioco «Bisogna arginarlo»

Esposto in Procura contro il gioco «Bisogna arginarlo»

Sette sale giochi, tre sale scommesse e cinque strutture dove si può puntare su eventi sportivi. A Pavia, inoltre, ci sono 520 macchinette, distribuite tra sale giochi e bar: una ogni 136 residenti, neonati inclusi. Ma i numeri della città che si è conquistata il primato di “capitale del gioco” dicono anche che i pavesi arrivano a spendere fino a 2.700 euro l’ anno tra scommesse, Gratta e vinci e slot machine . Nelle macchinette finisce la parte più consistente della spesa pro capite: 2.433 euro l’ anno, contro i 716 euro a livello nazionale. di Maria Fiore wPAVIA Il gioco rischia di dare dipendenza e di mandare in rovina intere famiglie. Una vera emergenza sociale, secondo il Codacons, l’ associazione di tutela dei consumatori, che i Comuni e le Province sono obbligati ad arginare. Se non lo fanno, commettono un reato: omissione di atti d’ ufficio. E possono perfino concorrere ad altri reati più gravi, come l’ omicidio (l’ esposto fa riferimento all’ anziana di Castelsangiovanni uccisa poche settimane fa dalla figlia che aveva contratto debiti di gioco). Questo è il ragionamento alla base dell’ esposto che il Codacons nazionale ha presentato alla procura di Pavia. La magistratura, cioè, della città in cui, a livello nazionale, si gioca di più. Ogni pavese, secondo i dati forniti nell’ esposto dalla stessa associazione, brucia, in media, 2.700 euro l’ anno in Gratta e vinci, scommesse e slot machine. Di macchinette, in particolare, solo nella città di Pavia se ne contano circa 520. E i numeri, che sfuggono alle stime ufficiali, sarebbero perfino al ribasso. «L’ introduzione delle slot machine – scrive l’ avvocato del Codacons Giuseppe Ursini nell’ esposto – ha provocato un impatto sul territorio economico con drammatiche conseguenze». Come la «formazione di un circuito di installatori e manutentori delle postazioni, occupato spesso da società collegate o emanazione della criminalità organizzata». Ma una città che gioca molto, come Pavia, e che offre diverse occasioni per farlo, è anche una città meno sicura. «Le città – dice il Codacons – diventano luoghi di concentrazione di denaro contante, con conseguente esposizione al rischio di furti e rapine». Ma l’ azzardo può incentivare anche i prestiti a usura. Per chi gioca e rischia di andare in rovina, ma anche per «le attività di gestione delle postazioni e delle sale». E poi ci sono le ripercussioni dirette su chi gioca. Dipendenza e rischio di vedere azzerate le proprie disponibilità economiche. «Una vera emergenza sociale – si legge ancora nell’ esposto -, soprattutto alla luce del fatto che i maggiori giocatori sono i giovani, il 56 per cento dei quali dichiara di giocare per passare il tempo e il 10 per cento gioca più di tre volte alla settimana». L’ esposto, che è stato presentato anche alle procure delle città di Bergamo, Cremona e Piacenza, si chiude con la richiesta di «accertare l’ eventuale responsabilità» e «sussistenza di fatti penalmente rilevanti, quali il gioco d’ azzardo, il riciclaggio, l’ estorsione» e, appunto, il reato di omissione in atti di ufficio nei confronti degli enti pubblici che hanno l’ obbligo di controllare e non lo avrebbero fatto. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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