Processo amianto, la parola ai pm
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fonte:
- Il Piccolo
Nel processo gli imputati di omicidio colposo sono 40: Giorgio Tupini e Vittorio Fanfani, ex presidenti di Italcantieri, Enrico Bocchini, ex presidente del cda, Corrado Antonini, ex direttore generale, Mario Panigliani, Manlio Lippi e Giancarlo Testa, ex direttori del cantiere, Marino Visintin, ex responsabile della sicurezza, Ervino Lenardon, Omero Blazei, Livio Alfredo Minozzi, ex direttori del personale, Bernardo Carratù e Roberto Schivi, ex direttori centrali del personale, Mario Bilucaglia e Mario Abbona, ex responsabili della sicurezza. Quindi i presidenti o legali rappresentanti di ditte in subappalto: Roy Winston Rhode, Ronald Rhode, Liana Colamaria, Giovanni Giuricin, Oliviero Fragiacomo, Olinto Parma, Lino Crevatin, Renzo Meneghin, Gino Caron, Giuseppe Poggi, Giorgio Vanni, Antonio Datti, Saverio Dimacco, Cesare Casini, Italo Massenti, Aldo La Gioia, Glauco Noulian, Roberto Piccin, Peppino Massioli, Amedeo Lia, Curzio Tossut, Armando Brugnolo, Carlo Figanò, Attilio Dall’ Osto, Ubaldo Conti. Dopo una requisitoria durata sei udienze, oggi i pubblici ministeri del maxiprocesso per l’ amianto, che si celebra al Tribunale di Gorizia, avanzeranno le loro richieste di pena, nei confronti di 40 imputati, tra i quali gli ex vertici e dirigenti dell’ allora Italcantieri. Si sono costituiti parte civile 55 gruppi di familiari dei deceduti, il Comune di Monfalcone, la Provincia, la Regione, la Fiom Cgil, l’ Inail, l’ Associazione esposti amianto e il Codacons. Siamo dunque alle battute decisive del processo, apertosi nell’ aprile del 2010. La richiesta di pena dei pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi potrebbe essere pesante e superare complessivamente i 100 anni di carcere. Per due imputati – Marino Visintin e Mario Bilucaglia, ex responsabili della sicurezza – si profila invece una richiesta di assoluzione perchè secondo la pubblica accusa non avrebbero avuto alcuna responsabilità nella vicenda. Da mercoledì sarà la volta delle parti civili e poi delle difese, che occuperanno ancora diverse udienze. La sentenza affidata al presidente Matteo Trotta, potrebbe giungere entro la prima quindicina di aprile. Sono questi gli ultimi “atti” di un processo durato tre anni e che ha visto sfilare oltre 400 tra testi e consulenti sia da parte dell’ accusa che delle difese. Un processo-pilota, il primo di queste dimensioni nella nostra regione e proprio per questo importante, poichè determinerà la portata di questo dramma, legato ai lavoratori che con l’ amianto hanno lavorato e persino giocato, inconsapevoli allora delle conseguenze mortali alle quali poi sono andati incontro. Un dramma, quello dell’ eternit, che ha segnato pesantemente il territorio e le famiglie e per il quale si continua e si continuerà a morire. L’ accusa, con i Pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi, ha sostenuto che i vertici dell’ ex Italcantieri conoscevano la pericolosità della fibra e soprattutto non hanno informato i lavoratori che avrebbero saputo la verità «solo negli anni ’90». Un quadro definito «devastante», a fronte del quale, ha già avuto modo di sottolineare la Bossi, s’ è riscontrato un’«imbarazzante assenza di memoria da parte dell’ azienda». Sul tappeto anche la «superficialità scientifica delle prime consulenze richieste dall’ allora Italcantieri ad alcuni esperti», la situazione «insopportabile» denunciata anche dagli operai per la carenza degli impianti di aerazione, delle opere di pulizia «fatte senza alcuna forma di controllo», e la dispersione negli ambienti e in tutto il cantiere, anche a bordo delle navi, delle polveri di eternit. Tanto da far osservare al Pm che «nessuno era esente dalla respirazione dell’ amianto». E, ancora, le misure di protezione, come le mascherine, che nessuno usava, nè era obbligato a farlo, mentre avrebbero quantomeno limitato i danni. Il dato di fondo resta, dunque, la consapevolezza attorno al rischio-amianto tra gli anni ’60 e ’70. Un aspetto sul quale porrà attenzione anche la difesa, nel ritenere poco credibile che l’ azienda avesse consapevolmente messo a rischio la salute dei propri lavoratori.(la.bo.)
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