6 Marzo 2013

Estimi, no agli aumenti Il Tar decide sulle delibere

Estimi, no agli aumenti Il Tar decide sulle delibere

LECCE – La procedura di riclassamento degli immobili leccesi approda davanti al Tar. Domani mattina, la prima sezione del Tribunale amministrativo prenderà in esame il ricorso presentato dalle associazioni dei consumatori Codacons, Adoc e Adusbef, le uniche che abbiano chiesto la sospensione dell’ efficacia delle delibere emesse dalla giunta municipale nel 2010. Sono stati presentati altri ricorsi, anche dalla stessa amministrazione comunale, ma riguardano l’ attività dell’ Agenzia del territorio, che su input della giunta ha avviato il procedimento di riclassamento. Per le associazioni ricorrenti, «l’ intero procedimento è fortemente viziato». In primo luogo perché quelle che vengono definite microzone arrivano in realtà a coprire il 95% del territorio urbano e mettono «sullo stesso livello gli immobili del quartiere San Pio con le ville del quartiere San Lazzaro, la zona di Santa Rosa con la zona Salesiani, il quartiere ferrovia con le nuove costruzioni di viale Aldo Moro». Le associazioni evidenziano poi che «l’ aumento generalizzato della classe di ogni singolo immobile è stata decisa senza effettuare alcun sopralluogo e senza porre in essere alcuna attività di controllo preventivo delle condizioni, sia dell’ immobile stesso sia della zona in cui è inserito». A rappresentare le associazioni dinanzi ai giudici amministrativi ci saranno gli avvocati Luisa Carpentieri e Leonardo Leo. «La battaglia è molto difficile ma non impossibile – dicono -, soprattutto può essere molto lunga. Diversamente da tutti gli altri, il cui ricorso verrà discusso sempre dopodomani, (domani per chi legge, ndr), le associazioni dei consumatori hanno impugnato i deliberati della prima giunta Perrone. L’ obiettivo, infatti, non è quello di sospendere la procedura, ma di annullarla totalmente e far sì che l’ amministrazione comunale riconsideri l’ intera situazione con più attenzione, magari individuando microzone censuarie più corrispondenti alla realtà della città, che tengano conto sia della qualità costruttiva generale degli immobili, sia della qualità della zona in cui sono stati costruiti, e che, quanto meno, siano omogenei per zone. Solo così potrà effettivamente avviarsi il piano di equità fiscale tanto sbandierato dal Comune. Piano e volontà che sino a oggi hanno creato solo inaccettabili storture». «Il Codacons di Lecce – aggiunge Piero Mongelli, dell’ ufficio legale del Coordinamento -, più volte ha invitato il sindaco a una seria riconsiderazione delle decisioni assunte nel 2010 e a un nuovo deliberato che potesse scardinarle o annullarle. Nulla è stato fatto, nulla si è voluto fare. La città si sarebbe ben risparmiata inutili contenziosi e inaccettabili costi che, per di più, vanno solo a vantaggio dello Stato e non fanno restare nel Salento neanche un centesimo». Quanto agli altri ricorsi, si tratta di procedimenti contro l’ attività di riclassamento eseguiti dell’ Agenzia del territorio. Francesca Mandese RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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