Montepaschi, semaforo verde: ecco i Monti bond
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fonte:
- LaPrealpina.it
MILANO – Il Montepaschi volta pagina. A otto mesi esatti dal primo via libera del Governo agli aiuti di Stato, la banca senese ha finalmente emesso i Monti bond, gli strumenti finanziari sottoscritti dal ministero dell’ Economia necessari a mettere in sicurezza il patrimonio dell’ istituto finito al centro della cronaca per lo scandalo-derivati. Un’ operazione da 4 miliardi di euro e passa. Una cifra che va letta così: 2 miliardi di titoli di nuova emissione, 1,9 miliardi dei vecchi Tremonti bond mai restituiti alle casse dello Stato (l’ ex dg Antonio Vigni nel 2010 diceva che li avrebbe rimborsati nel 2012) e 171 milioni d’ interessi sui precedenti bond che ora non vengono rimborsati cash ma con nuove obbligazioni, visto che la banca chiuderà il 2012 in perdita per effetto della maxi-pulizia nei conti. La banca nelle ultime settimane ha più volte ribadito che intende rimborsare i Monti bond il prima possibile. Il termine ultimo per la restituzione dell’ ammontare è previsto al 2016, un anno dopo rispetto al piano iniziale, modificato in seguito alla richiesta di fine anno di altri 500 milioni per tamponare l’ emorragia derivati. Tuttavia, Profumo in assemblea si era detto fiducioso di rimborsare il tutto già nel 2015. A pensarla in modo diverso è il presidente dell’ Adusbef, Elio Lannutti , da tempo impegnato tra Tar e Consiglio di Stato (prossima udienza il 22 marzo) per sospendere l’ operazione, invano. Secondo il presidente dell’ associazione i Monti bond non sono altro che «un regalo a fondo perduto». Della stessa idea anche quelli del Codacons che ha già annunciato di voler impugnare la sottoscrizione da parte del Tesoro di fronte al Tar del Lazio. Più imminente invece è un altro appuntamento. Quello del 28 marzo, giorno in cui il Cda di Mps si riunirà per tirare le somme sul danno ereditato dalla gestione targata Giuseppe Mussari. In quell’ occasione Profumo e l’ ad Fabrizio Viola alzeranno il velo sul risultato di gestione che dovrebbe evidenziare un rosso di oltre 2 miliardi di euro (consensus elaborato da Bloomberg), di cui 730 milioni per colpa della finanza allegra della banda del 5% e per la restante parte per le svalutazioni fatte nei trimestri precedenti.
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