Mps, via libera ai Monti bond Baldassarri ai pm: «Tutti sapevano»
Cecilia Marzotti SIENA DOPPIO via libera ai Monti Bond per il ?salvataggio’ del Monte dei Paschi di Siena. La prima luce verde è arrivata ieri dalla Corte dei Conti la cui sezione controllo preventivo di legittimità ha registrato il decreto che individua le risorse per la sottoscrizione degli strumenti finanziari emessi dall’ istituto di credito di Rocca Salimbeni. La registrazione è stata disposta «in ragione delle deroghe alle norme di contabilità di Stato disposte dal legislatore con il dl 95/2012 e giustificate dalle eccezionali circostanze riconosciute anche in sede europea». Il secondo via libera, invece, è arrivato in serata dai giudici della Terza sezione del Tar del Lazio chiamati a valutare la legittimità del via libera ai Monti-bond per 3,9 miliardi in favore di Monte dei Paschi di Siena. A contestare il via libera era stato nei giorni scorsi, con un ricorso ai giudici amministrativi, il Codacons che aveva chiesto la sospensione e il successivo annullamento delle procedure finalizzate all’ utilizzo di «strumenti finanziari» in favore di Mps. Intanto, ieri, nel carcere milanese di San Vittore si è svolto il faccia a faccia tra i pm senesi che coordinano l’ inchiesta sulla passata gestione del Monte dei Paschi e l’ ex capo dell’ area finanza di Rocca Salimbeni, Gianluca Baldassarri. L’ ex manager, nel corso di un botta e risposta durato oltre tre ore e mezzo, ha risposto e ha rilanciato. Come già aveva fatto davanti al gip, nell’ interrogatorio di garanzia, Baldassarri (assistito dall’ avvocato Filippo Dinacci) ha respinto l’ accusa di essere il regista dell’ operazione di ristrutturazione dell’ operazione Alexandria. NEL RIBADIRE ai pm, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, che non era sua intenzione darsi alla fuga («stavo preparando il mio trasferimento a Londra, ma aspettavo di essere convocato da voi») l’ ex manager ha scaricato sull’ ex presidente Giuseppe Mussari e l’ ex direttore generale Antonio Vigni l’ elaborazione e la decisione di scelte gestionali che hanno inciso pesantemente sui conti economici di Rocca Salimbeni. Motivo per cui Baldassarri è accusato di associazione per delinquere, truffa e ostacolo agli organi di vigilanza in concorso con Vigni e Mussari. E per suffragare che le decisioni era da ricondurre proprio all’ ex presidente e all’ ex dg, Baldassarri ha precisato che «dalla metà del 2006, con l’ arrivo di Mussari e di Vigni, i miei compiti sono stati ridotti in maniera significativa. E poi tutti conoscevano l’ esistenza di Alexandria». Baldassarri, infine, ha respinto anche l’ accusa di tentativo d’ inquinamento delle prove. «La telefonata partita dal mio telefono la notte dell’ 11 febbraio ad Alberto Canterini (suo ex collaboratore) è partita per errore». Ma molte delle testimonianze rese dagli indagati presentano tante convergenze quasi fossero state concordate. Per questo nelle ultime ore i fari degli investigatori si sono accesi su alcuni uomini, vicini alla passata gestione del Monte, che potrebbero aver agito da collegamento. Intanto questa mattina uno dei pm che coordinano l’ inchiesta si recherà in trasferta per ascoltare una persona informata sui fatti, finora non sentita, ma che potrebbe fare luce su molti aspetti rimasti ancora in ombra. E infine Confconsumatori: si costituirà parte civile. «Il risarcimento è possibile».
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