22 Febbraio 2013

Baldassarri accusa gli ex vertici

Baldassarri accusa gli ex vertici

 

La Corte dei Conti dà il via libera ai Monti bond. Intanto Axa conferma la joint venture con il gruppo senese di Luca Gualtieri «Secondo voi, in banca un’ operazione di questo genere, di questo spessore si poteva non sapere?». È stata questa la strategia difensiva con cui ieri Gianluca Baldassarri, deus ex machina della finanza Mps dal 2001 al marzo 2012, ha affrontato i suoi accusatori. Baldassarri è stato interrogato nel carcere milanese di San Vittore, dove è detenuto in stato di fermo con le accuse di associazione per delinquere, truffa e ostacolo agli organi di vigilanza in concorso con l’ ex presidente Giuseppe Mussari e l’ ex direttore generale Antonio Vigni. Di fronte ai magistrati senesi Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso ieri l’ ex manager di Mps ha in sostanza ribadito la tesi sostenuta durante l’ interrogatorio per la convalida del fermo: tutti coloro che dovevano essere informati sui derivati, all’ interno e all’ esterno del Monte, erano a conoscenza dell’ operazione. I fatti risalgono al luglio 2009, quando i vertici di Mps ristrutturarono con Nomura il derivato Alexandria (mandate agreement), acceso in precedenza con Dresdner e che all’ epoca risultava in perdita per oltre 200 milioni. Il prodotto venne di fatto trasformato in pronti contro termine a lunghissima scadenza, ma né i revisori di Kpmg né la Banca d’ Italia furono informati della spericolata iniziativa del management. Invece, secondo la relazione di vigilanza inviata dal governatore Ignazio Visco al ministro dell’ Economia Vittorio Grilli, il contratto con Nomura fu nascosto per ben due volte agli ispettori della Vigilanza. Sotto quel contratto una delle due firme senesi era proprio quella di Baldassarri, mentre l’ altra era quella dell’ ex direttore generale Vigni. Ieri al termine dell’ interrogatorio Filippo Dinacci, avvocato di Baldassarri, ha lasciato intendere che gli ex vertici di Mps non potevano non essere a conoscenza dell’ operazione Alexandria. «Secondo voi in banca si può non sapere di un’ operazione di questo genere, di questo spessore?», ha incalzato Dinacci, spiegando che «il reato si configura nel momento in cui i soggetti responsabili dell’ ente ostacolano la vigilanza di Banca d’ Italia. A valle l’ area finanza e le altre aree costruiscono operazioni, che poi vengono convalidate dagli organi deliberativi. Questi ultimi hanno o meno l’ obbligo di informare la banca», ha continuato Dinacci. «In questo caso specifico Baldassarri ha già detto in termini molto chiari che i contratti erano stati puntualmente depositati. Non c’ era il contratto generale, ma quelli di acquisto e compravendita (di Btp, ndr) erano tutti regolarmente depositati», ha spiegato l’ avvocato. Insomma, secondo la difesa, non ci sarebbe stato un contratto vincolante, ma una mera dichiarazione di intenti chiusa in cassaforte soltanto per ragioni di riservatezza: quando venivano acquistati i titoli, di volta in volta, gli organi ispettivi venivano puntualmente informati. Per quanto riguarda l’ arresto del suo assistito, Dinacci ha ripetuto che l’ esigenza cautelare del pericolo di fuga è in realtà «un grosso equivoco. Credo che la misura carceraria non sia assolutamente necessaria». Il legale ha infine concluso che al momento non è stata avanzata istanza di revoca dell’ arresto e non si è discusso né dell’ eventuale trasferimento nel carcere di Siena, né se Baldassarri dovrà essere riascoltato a breve dai magistrati. Secondo gli inquirenti, il tentativo di inquinamento delle prove sarebbe dimostrato da un messaggio lasciato in segreteria telefonica da Baldassarri al suo ex vice, Alberto Cantarini, che lavora ancora nell’ area Finanza di Mps . Ieri intanto la Corte dei Conti ha registrato il decreto che individua le risorse per la sottoscrizione dei Monti bond da parte di Mps . La registrazione è stata disposta in ragione delle deroghe alle norme di contabilità di Stato disposte dal legislatore e giustificate dalle eccezionali circostanze riconosciute anche in sede europea. Nella notte era atteso anche il verdetto del Tar del Lazio, chiamato a valutare la legittimità del via libera ai Monti bond. A contestare il via libera era il Codacons, che chiedeva la sospensione e il successivo annullamento delle procedure finalizzate all’ utilizzo dei Monti bond. Notizie positive per la banca senese sono arrivate anche da Parigi, dove l’ amministratore delegato di Axa Henri de Castries ha confermato l’ intenzione di portare avanti la joint venture paritaria con Mps . La joint venture, ha sottolineato de Castries, «ha centrato nel 2012 un risultato record storico. La nostra parte è stata di 72 milioni, e dato che ne abbiamo la metà questo vuol dire che il risultato totale è stato il doppio». Per questo, ha aggiunto, «non c’ è ragione» per il gruppo (che è anche azionista di Mps al 3,7%) di fare passi indietro su questo fronte. Il ceo ha anche spiegato: «Abbiamo totalmente fiducia nel nuovo management» di Mps , e nella sua capacità di «mettersi questi problemi, di cui non è responsabile, alle spalle. Abbiamo una cooperazione di eccellente qualità con il nuovo management, per cui abbiamo molto rispetto», ha sottolineato de Castries. (riproduzione riservata)

di luca gualtieri

 

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