Il distributore perde benzina, Eni condannata
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fonte:
- la Repubblica
Il Codacons l´ha subito battezzata come la vittoria di «Davide contro Golia»: un paragone biblico che riassume al meglio la soddisfazione dell´associazione in difesa dei consumatori, dopo che il tribunale civile di Bologna ha condannato l´Eni al pagamento di circa 200 mila euro come indennizzo per l´inquinamento causato al terreno di un cittadino bolognese da un distributore di carburante. «Una sentenza importante al di là dell´ingente risarcimento – commenta il vicepresidente Codacons, l´avvocato Bruno Barbieri – perché sancisce come i diritti delle vittime di attività inquinanti non si esauriscono con l´attività di bonifica del suolo, ma comprendono il risarcimento di tutti i danni subiti». La pronuncia del giudice Alessandro Gnani è di pochi giorni fa, ma la vicenda risale al 2003, quando il colosso del petrolio cominciò la bonifica, in accordo col Comune, del terreno sottostante la stazione di carburante Agip di via Corticella 65 per la rottura delle tubature e delle cisterne contenenti carburante. Un procedimento lungo e molto costoso per le aziende petrolifere, che prevede impegnativi lavori di cantiere, di pulizia e di smaltimento dei residui tossici: negli ultimi anni, in città, sono state diverse le pompe di benzina messe in sicurezza e poi sostituite a causa delle perdite dei serbatoi, con la fuoriuscita di sostanze velenose nel sottosuolo. «Dell´accaduto Eni ritenne però di non dover informare il cittadino confinante, che solo nel 2006 comprese cos´era successo» spiega ancora Barbieri. Il «dirimpettaio» della stazione Agip, infatti, si accorse dei lavori solo quando vide delle trivellazioni vicino al confine col terreno dove vive con la famiglia, e a questo punto si rivolse al Codacons che avviò la causa di risarcimento in Tribunale. Dalle verifiche ambientali emerse che i valori di idrocarburi (piombo, benzene ed altri) presenti nelle falde acquifere e nell´area a ridosso della stazione di servizio, erano migliaia di volte superiori ai limiti di legge e inoltre i «lavaggi» del terreno dovuti ai lavori provocarono perfino danni strutturali all´edificio in cui vive il cittadino bolognese. Da qui la decisione del giudice di condannare Eni. «In giudizio – conclude Barbieri – Eni ha sostenuto di dover dare solo seguito al piano di bonifica concordato con il Comune di Bologna, senza rispondere del danno causato al nostro associato».
alessandro cori
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