Le tre sanzioni di Bankitalia agli ex vertici di Mps
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fonte:
- L`Unità
Tempo qualche settimana e la Banca d’ Italia comminerà altre sanzioni al vertice del Montepaschi. Lo ha annunciato il direttore generale Fabrizio Saccomanni all’ ultimo Forex di Bergamo la scorsa settimana. Il «braccio armato» di Via Nazionale, cioè la Vigilanza, scatterà entro marzo. Molto probabilmente saranno colpiti tutti i componenti del vecchio consiglio d’ amministrazione. I procedimenti che sono ancora pendenti riguardano tre distinte partite. In primo luogo i compensi riconosciuti all’ ex direttore generale Antonio Vigni al momento della cessazione dell’ incarico (circa 4 milioni di euro). Il secondo capitolo riguarda la sottoscrizione dell’ ormai famigerati titoli Fresh e di quell’ accordo sul pagamento di un’ indennità nel caso la cedola non fosse stata pagata, accordo tenuto segreto all’ Autorità di Vigilanza. Si tratta della stava il rischio dalla Jp Morgan alla banca senese, trasformando così quella che doveva essere una ricapitalizzazione in un debito. Il terzo capo d’ accusa è molto più generico, e quindi potrebbe coinvolgere molte più persone. Si tratta di errate comunicazioni periodiche alla Banca d’ Italia. Quanto poi alla cosiddetta operazione Alexandria, la Banca d’ Italia ha informato la procura di Siena della circostanza che il contratto sottoscritto il 31 luglio 2009 con Nomura per la ristrutturazione del titolo era stato celato agli ispetto ri della Banca d’ Italia. Le sanzioni in arrivo entro il mese prossimo sono solo l’ ultimo passo di una lunga serie di interventi. Già nel settembre del 2009 era stata irrogata a Vigni una sanzione di 64.555 euro (il massimo) per violazioni in materia di trasparenza bancaria riscontrate nel corso di verifiche condotte presso la rete degli sportelli Mps. Evidentemente nel mirino degli ispettori erano finiti prospetti e informative poco chiari per i clienti. Ancora nulla sulla complicata architettura di derivati emersa in seguito. È con gli accertamenti eseguiti nel 2011, e completati nel marzo 2012, che spuntano casi di possibile interesse per altre autorità. In particolare, su sei fascicoli aperti, ben 5 riportano conclusioni contrarie al gruppo bancario. È a questo punto che il lavoro degli ispettori si incrocia con quelli della magistratura. L’ intero rapporto ispettivo infatti viene consegnato, nel maggio 2012, alla procura della Repubblica di Siena; stralci dello stesso rapporto prendono la strada del Palazzo di giustizia di Milano (rapporti con Enigma, la società londinese accusata di evasione fiscale) e alla Consob. Anche in questo ca so fioccano procedure sanzionatorie, che però sono ancora in itinere. In particolare vengono colpiti i membri del vecchio consiglio d’ amministrazione, il direttore generale, i sindaci e i componenti del comitato direttivo. Gli ispettori denunciano carenze nell’ organizzazione di controlli interni e violazione della normativa in materia di contenimento dei rischi finanziari. Intanto il nuovo vertice procede nell’ opera di risanamento e di rafforzamento dei conti. Sui Monti bond per 3,9 miliardi, attesi entro il primo marzo, il Tesoro non ha ancora dato il suo via libera. La Banca d’ Italia ha già da tempo dato il suo parere positivo sulla solidità patrimoniale e prospettica del gruppo. Sulla vicenda era intervenuto anche il tar su sollecitazione del Codacons: in ogni caso i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta di sospensiva dell’ autorizzazione varata dal direttorio di Bankitalia. Alessandro profumo e Fabrizio Viola hanno confezionato un piano industriale con pesanti tagli e economie di spesa. Il management conta di tornare in attivo nel 2015, se tutte le tessere di puzzle ancora molto complicato ritorneranno a posto. Per l’ equilibrio dei conti manca ancora un miliardo. Profumo ha dichiarato più volte che le porte sono aperte a eventuali investitori. Cosa che ha fatto storcere il naso a qualcuno (solo posizioni singole) della Fondazione azionista. Ieri i vertici di Bnp Paribas hanno smentito voci di un loro interessamento. Ma non tutti credono che l’ istituo possa farcela da solo. Voci di mercato parlano di una possibile fusione con Bnl (controllata da Bnp Paribas), che comporterebbe la quasi estromissione della Fondazione dal capitale. In quel caso, infatti, Palazzo Sansedoni scenderebbe al 2%. «Le acquisizioni non sono nella nostra agenda – ha precisato ieri l’ amministratore delegato Jean-Leurent Bonnafe – Nessuno ci ha contattati».
bianca di giovanni roma
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