13 Febbraio 2013

CONCORDIA, IL CODACONS ACCUSA COSTA

CONCORDIA, IL CODACONS ACCUSA COSTA

Porte stagno non funzionanti e politiche mirate al risparmio: le accuse in un dossier dell’associazione dei consumatori

«C’era la porta stagna che non lavorava, non hanno lavorato». «Dissi vabbuò a posto siamo… volevo scappare dall’uscita di emergenza, l’uscita era bloccata, era sotto presisone, da dietro mi arrivava l’acqua perchè la porta non ha tenuto…». Sono scampoli di conversazione, racconti di quanto accadde il 13 gennaio sera del 2012, quando la Concordia andò a sbattere allo scoglio del Giglio e a raccontarselo, e a essere intercettati dai carabinieri, sono due marinai imbarcati.
Stesso tema, stessa accusa, nella telefonata tra il comandante Massimo Garbarino e Paolo Mattesi, l’allora responsabile della sicurezza di Costa: «Queste porte stagne qua la tenuta ce l’hanno come una baberna! (la baberna è una guarnizione fatta da un intreccio di fili, in sostituzione delle guarnizioni meccaniche, ndr). Dopo due anni è già da cambiare, c’è l’aria!», dice  Garbarino.

E ancora, un avvocato di Costa che s’informa di come far superare a una nuova nave in uscita da Fincantieri le prove a mare dato che è stata riscontrata un’anomalia alla “boccola” (parte dell’asse di trasmissione).

Sono i testi di alcune intercettazioni diffuse ieri dal Codacons (qui l’audio) che sta seguendo centinaia di vittime della Concordia, in azioni legali sia in Italia sia negli Stati Uniti attraverso il loro legale Michael Proner. Ieri, in una conferenza stampa, l’associazione ha diffuso nuove prove che sembrano aggravare le posizioni di Costa e anche della proprietaria Carnival.
«Il generatore di emergenza non ha funzionato – ha detto Giuliano Leuzzi, avvocato del Codacons – la Concordia ha avuto una deroga per il numero di scialuppe disponibili, poteva possederne il 35% in meno e al loro posto c’erano delle zattere, ma calarle è molto più laborioso e infatti non è stato possibile farlo per tutte le persone che ne avrebbero avuto bisogno. Inoltre abbiamo dovuto ricorrere al Tar per intimare al tirbunale di Grosseto di consegnarci gli atti perchè dal tribunale chiedevano decine di migliaia di euro, spese insostenibili, per atti che a noi erano dovuti».
Bruno Neri è il tecnico esperto, del collegio peritale dell’associazione: «Avevamo chiesto i verbali di un interrogatorio, ci hanno poi consegnato 2000 giga di materiale. Per trovare quello che cercavamo abbiamo impiegato tre mesi. Anche così si ostacolano le indagini. La perizia del tribunale poi arriva a conclusioni sbagliate anche perchè contiene errori grossolani, ad esempio la posizione della nave è anticipata di circa 60 metri e nel testo finale non v’è traccia del problema delle porte stagno, e invece è importantissimo. Perchè la nave si è capovolta anche a causa dell’acqua imbarcata. Se la scatola nera avesse funzionato, ad esempio la registrazione avrebbe coperto altre quattro ore di tempo. Dopo venti minuti dall’impatto si sono aperte due porte stagno e la nave ha cambiato il verso dello sbandamento».

«Carnival è responsabile quanto Costa – sostiene l’avvocato Proner – anche perchè la scelta e la formazione del personale, la tenuta della nave, fanno capo alla società madre».

E a proposito di Carnival, è stata rimorchiata ieri nel Golfo del Messico la nave Triumph della Carnival, alla deriva dopo un incendio a bordo. «Ancora una volta – commenta John Arthur Jr Eaves, che segue 150 vittime della Concordia in America e che l’anno scorso ha fatto sequestrare proprio questa nave a scopo  cautelativo – con una politica aziendale che mira ad incrementare il guadagno a scapito della sicurezza, la Carnival mette a repentaglio l’incolumità e la vita dei suoi passeggeri e del suo equipaggio».

(Stefania Divertito)

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