10 Febbraio 2013

Robin Hood Tax, pagano i clienti

Robin Hood Tax, pagano i clienti

Elettricità, gas e carburanti impongono gravi oneri alle famiglie Avevamo già più di un sospetto che sarebbe finita così, ma adesso è ufficiale: la «Robin Hood Tax», cioè la tassa sugli extraprofitti delle aziende dell’ energia, troppo spesso viene scaricata sui clienti finali, in barba alla legge che vieta di farlo. Lo rileva un rapporto dell’ Autorità per l’ energia che segnala ben 199 casi di violazione delle regole, per un totale di un miliardo e seicento milioni indebitamente incassati dalle compagnie. La Robin Hood Tax si chiama così perché dovrebbe prendere ai ricchi, cioè alle compagnie energetiche che vedono i guadagni gonfiati dall’ aumento del prezzo del petrolio, ma questo dovrebbe avvenire senza rubare ai poveri, cioè i clienti finali. Detta in modo più formale questa tassa è l’ addizionale Ires imposta alle imprese energetiche nel giugno del 2008 con il divieto assoluto di «traslazione» sui listini delle benzina e del gasolio e sulle bollette dell’ elettricità e del metano. Se questo divieto non viene rispettato i consumatori si ritrovano cornuti e mazziati: pagano di più l’ energia e come se non bastasse ci pagano sopra anche più tasse. Purtroppo in molti casi succede proprio questo. Il potere e il dovere di vigilare spettano all’ Autorità dell’ energia e del gas. Nella Relazione al Parlamento il Garante del settore rivela che sono troppe le imprese si rifanno sui consumatori. In particolare spulciando i dati relativi al 2010 l’ Autorità ha pizzicato 199 operatori (sui 476 totali), di cui 105 appartenenti al settore dell’ energia elettrica e del gas e 94 a quello petrolifero. In burocratese stretto (ma si capisce lo stesso) il Garante dice che in quei 199 casi «è stata riscontrata una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale riconducibile, almeno in parte, alla dinamica dei prezzi. È ragionevole supporre che, a seguito dell’ introduzione dell’ addizionale Ires, gli operatori recuperino la redditività sottratta dal maggior onere fiscale, aumentando il differenziale tra i prezzi di acquisto e i prezzi di vendita». In parole povere, il sospetto è che venga infranto proprio il divieto di traslazione. Quanti ci è costato questo giochetto? L’ Autorità prova a calcolarlo. Nel secondo semestre del 2010 le aziende elettriche e del gas hanno introitato 0,9 miliardi di euro in più rispetto al corrispondente periodo pre-tassa, mentre per quelle petrolifere la cifra extra è di circa 0,7 miliardi di euro. In sostanza, i consumatori sarebbero stati gravati di 1,6 miliardi di euro non dovuti. Nel 2011 la Robin Tax è stata una manna per lo Stato, che ha incassato 1,457 miliardi di euro, cioè 930 milioni in più rispetto all’ esercizio precedente. E adesso? Purtroppo l’ Autorità, come chiarito dal Consiglio di Stato, non dispone di poteri sanzionatori. L’ associazione di consumatori Codacons preannuncia contro le compagnie colpevoli un esposto alla Procura di Roma e poi una class action. Non c’ è altro rimedio che ricorrere alla magistratura ordinaria, mentre il sistema delle Authority nel senso anglosassone del termine richiederebbe poteri d’ intervento immediati e diretti. Il presidente di Assoelettrica Chicco Testa ribatte che «prima di gridare al ladro sarebbe opportuno verificare che sia stato davvero commesso il furto». Il responsabile economia del Pd Stefano Fassina invece sottolinea che per la Robin Tax bisogna «ringraziare il governo Berlusconi-Lega-Tremonti. Nel 2008, quando la Finanziaria introdusse la tassa, denunciammo l’ inevitabile aggravamento delle bollette». Secondo Fassina questo è un «effetto ritardato, ma pesantissimo, delle campagne elettorali di Berlusconi. Quanto ingiustamente pagato deve essere restituito». Testa (Assoelettrica): «Non gridate al ladro» Fassina (Pd): «Un altro regalo di Berlusconi»

luigi grassia

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