Ricchezza, il Sud sprofonda: la Campania è maglia nera
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fonte:
- Il Mattino
Alessandra Chello Questione di soldi. Quando è il portafogli a fare la differenza. Viaggio nelle tasche dell’ Italia torchiata dalla crisi. E divisa in due. Sempre di più. Dove è Bolzano la provincia con un posto al sole. Con 22.847 euro pro capite è infatti la più ricca dello Stivale. Seguita dalla Valle d’ Aosta. E la Campania è la roccaforte dei funamboli. Con un budget per abitante di appena 12.522 euro. Numeri rossi che spingono la terra all’ ombra del Vesuvio diritta all’ ultimo posto della classifica del benessere. Una maglia nera da togliere il sonno. Sì perché – come racconta la Caritas – il 22,4% delle famiglie vive in condizione di povertà relativa. Vale a dire con una spesa media mensile pari o inferiore ai mille euro. Un dato che rappresenta il doppio di quello nazionale che si attesta all’ 11,1%. Non solo. C’ è un esercito di disperati: 1 milione e 307 mila anime classificate come «relativamente povere». Il che, tradotto su scala nazionale, equivale a dire che il 16% dei relativamente poveri in Italia risiede proprio in Campania. L’ Istat rincara la dose. E nel suo ultimo rapporto sui redditi spiega che nel 2011 la ricchezza pro-capite nel Mezzogiorno si è fermata a quota 13.400 euro. A conti fatti inferiore di un quarto rispetto alla media nazionale, pari a circa 18 mila euro. E di oltre un terzo a confronto con il Nord, dove il budget per abitante arriva a 20.800 euro. Così l’ arcinota forbice si allarga. E la distanza che taglia a metà il Paese aumenta. Il dato complessivo del divario sale al 25,5%. E schizza al 35,7% se si fa il confronto con il Nord. In realtà lo spread a svantaggio del Meridione tornerebbe ad alzarsi, anche se a piccoli passi, dopo aver toccato i minimi del 2009, quando il tracollo economico aveva riavvicinato i due poli. Il fatto è che inizialmente la crisi ha spolpato sopratutto il Nord, mentre il Sud era già in ginocchio. Ora il perdurare della debolezza sembra pesare sul Mezzogiorno, incapace di scatti in avanti. Infatti nel 2011 i redditi delle famiglie, a prezzi correnti, segnano i rialzi maggiori in Italia settentrionale, con il Centro-Sud in ritardo. E qui la lista dei perché è davvero lunga. Mentre la parte alta dello Stivale si è rimboccata subito le maniche cercando di affrontare la congiuntura negativa remandole contro con nuovi investimenti e con la carta dei fondi europei, il Meridione è rimasto alla finestra. Incapace di programmare, ma spesso anche solo di cogliere al volo le chance offerte da Bruxelles. Quasi come fosse intorpidito da un’ endemica rassegnazione che gli impedisce di reagire. Uno sguardo alla pagella dei buoni voti conferma infatti ancora una volta la corsa del Nord. Con l’ Emilia Romagna (+3%) e il Veneto (+2,8%). Nel Nord-ovest l’ incremento è di poco inferiore (+2,5%), mentre nel Centro e nel Mezzogiorno la crescita del reddito disponibile si ferma sotto il valore medio nazionale (rispettivamente +1,5% e +1,6%). E poi c’ è il caso della Liguria, dove le famiglie hanno subito una diminuzione del 2,9% del reddito disponibile. Guardando tutto il Paese, il reddito a disposizione delle famiglie nel 2011 in valori correnti è in risalita del 2,1% su base annua, mentre il recupero si ferma allo 0,4% rispetto al 2008. Vantaggi però erosi dall’ inflazione e che svaniscono a livello pro-capite: il guadagno in tre anni si riduce dell’ 1,2%. I ribassi più forti li subisce il Nord Ovest mentre la parte orientale resistite. Non solo. L’ Istat rileva delle differenze anche nel tipo di reddito. In particolare, nel 2011 risale sia il budget da lavoro dipendente sia quello derivante dalle proprietà di abitazioni, mentre continuano a scendere i redditi da capitale, che tra l’ altro comprendono interessi, dividendi e altri utili forniti dalle società. Passando alla redistribuzione della ricchezza, nel 2011 l’ istituto di statistica segna un aumento delle prestazioni sociali, mentre cala il peso delle imposte correnti sul reddito, confermandosi superiore nelle regioni settentrionali. Naturalmente quest’ ultimo verdetto preoccupa sia i sindacati che i consumatori. Per l’ Ugl «è ormai improcrastinabile la creazione di una cabina di regia nazionale» per il rilancio delle aree svantaggiate; sulla stessa linea il Codacons, che accusa come «il problema del Mezzogiorno in questi anni sia stato del tutto trascurato». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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