3 Febbraio 2013

Bankitalia: il Tar non ha sospeso i Monti bond

Bankitalia: il Tar non ha sospeso i Monti bond

 

Il Tar del Lazio non sospende l’ iter autorizzativo dei Monti bond concessi al Montepaschi, come aveva chiesto il Codacons chiamando in causa Banca d’ Italia. Dunque, il «prestito» pubblico di 3,9 miliardi non viene «stoppato». E non solo: nella vicenda l’ associazione dei consumatori – che giudica questa misura un aiuto di Stato – finisce sul banco degli accusati, visto che i legali di Via Nazionale hanno chiesto «la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria, considerata la pretestuosità del ricorso». Finisce così l’ audizione dei vertici della banca centrale, rappresentati dai legali, presso il tribunale amministrativo. Le puntate di questa saga, tuttavia, non sono ancora finite. Il giudice amministrativo ha deciso infatti di sottoporre la questione all’ intero collegio, anche se il passaggio è considerato solo di rito. Quanto al Codacons, si dice pronto a ricorrere all’ Unione europea. Ma a spingere Bankitalia a una contromisura legale dura sono state le polemiche Via Nazionale denuncia il Codacons A Siena c’ è chi teme l’ ipotesi di investitori stabili La banca già nel mirino di gruppi stranieri infuocate sollevate dall’ associazione guidata da Carlo Rienzi. In un comunicato, infatti, questa aveva accusato Palazzo Koch di poca trasparenza, visto che ieri non ha consegnato al Tar la delibera con cui ha autorizzato l’ intervento pubblico. Rienzi è arrivato a chiedere le dimissioni di Ignazio Visco. Tale delibera, in realtà, è depositata negli uffici del Tesoro. Il documento contiene notizie sensibili per il mercato, trattandosi di una società quotata. Ecco il motivo della riservatezza. In ogni caso la banca si è detta pronta a consegnare il documento, restando però nei limiti della normativa per la tutela delle informazioni sensibili. La vicenda, comunque, potrebbe avere un significato completamente diverso da quel che appare. Il Tar, come si sa, dà giudizi di legittimità e non di merito: dunque non può certo stabilire se quei bond siano aiuto di Stato o meno. Tanto che i legali di Via Nazionale hanno chiesto «il rigetto del ricorso per la sua inammissibilità e infondatezza». Il vero obiettivo di Codacons non è quel lo di vincere il ricorso, ma di ottenere la sospensione del procedimento, che porterebbe all’ ingovernabilità della banca e quindi al suo commissariamento. È questo il risultato a cui punta l’ associazione di Rienzi. Intanto a Siena le acque continuano ad essere agitate. Ormai la città è divisa in una miriade di fazioni, che avranno sicuramente una influenza sulle prossime amministrative. L’ ultima voce che si è levata è stata quella di un membro della deputazione della Fondazione, Paolo Mazzini, il quale ha accusato l’ attuale presidente Mps Alessandro profumo di disattendere il mandato della Fondazione. Invocando l’ intervento di un investitore stabile per l’ aumento di capitale di un miliardo, secondo Mazzini, il presidente verrebbe meno alle indicazioni dell’ azionista, che considera quell’ ipotesi solo come ultima ratio. Palazzo Sansedoni ci tiene a sottolineare che si tratta della posizione individuale di Mazzini. Ma quella «preoccupazio ne» di investitori stabili riflette una realtà più verosimile di quanto si creda. Secondo indiscrezioni del Sole24Ore, infatti, Siena è finita nel mirino dei grandi gruppi internazionali. Il momento è propizio, l’ azione è ai minimi e la Fondazione azionista ha le casse vuote. Così, riferisce il quotidiano economico, Deutsche Bank sarebbe già ai blocchi di partenza di una possibile conquista. D’ altronde la banca tedesca è di casa a Siena, se non altro per i prodotti finanziari che le ha venduto. I tedeschi, però, agirebbero per conto di altri: gli americani della Goldman Sachs. Anche in questo caso i legami ci sono, visto che la banca d’ affari americana partecipò al dossier antonveneta assieme a Citigroup e a Merrill Lynch. Non poteva mancare JpMorgan, che a quanto pare avrebbe fatto una due diligence della banca già un anno fa. Insomma, a Siena negli ultimi anni ci sono passati un po’ tutti, tramite la filiale londinese dedicata alla finanza. Qualcuno oggi potrebbe «fermarsi» e magari mettere all’ angolo la Fondazione.

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