Scandalo Mps I primi indagati chiamati in Procura
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fonte:
- Il Tempo
Filippo Caleri [email protected] Le notifiche della Procura di Siena per gli invitati a comparire nell’ inchiesta del Monte e dei derivati tossici nascosti nei suoi conti sono rientrati ieri negli uffici giudiziari. Presto, forse già domani, di fronte agli inquirenti sfileranno gli indagati eccellenti di un’ indagine partita nove mesi fa e che ora sembra arrivata alla conclusione. Non sono noti i nomi ma ricostruendo le mezze ammissioni dei magistrati nei giorni scorsi è chiaro che non potranno mancare gli ex vertici di Mps al tempo della sottoscrizione delle operazioni di finanza tossica (Alexandria e Santorini). Dunque il presidente Giuseppe Mussari e il dg Antonio Vigni. Saranno molte le domande a cui dovranno a cui dovranno rispondere. I filoni sono diversi. Non solo la compravendita di Banca Antonveneta e neppure solo le varie operazioni finanziarie avventurose sui cosiddetti prodotti derivati. Sono molte le sfumature che prenderà l’ inchiesta è diversi i livelli che verranno toccati. Sicuramente per ora stando alle indiscrezioni filtrate per ora tra gli invitati in procura non ci sarebbe alcun esponente politico. Intanto si registrano le tensioni tra le diverse Procure al lavoro su Mps. Ci sono «uffici di Procura ove sembra che la regola della competenza territoriale sia un optional: vi è stata al riguardo una gara tra diversi uffici ma sembra che la new entry abbia acquistato una posizione di primato irraggiungibile» ha detto il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, riferendosi implicitamente alla Procura di Trani, nel corso del suo intervento al congresso di Magistratura Democratica. Mentre la parte giudiziaria va avanti il destino della banca salta un altro ostacolo che si era messo sulla strada del suo risanamento. Il procedimento per la sottoscrizione dei nuovi strumenti finanziari per il Monte dei Paschi di Siena (i cosiddetti Monti Bond) può andare avanti. Il Tar del Lazio – ha spiegato ieri in una sua nota Bankitalia – non ha concesso la misura cautelare immediata chiesta dal Codacons per ottenere la sospensione del procedimento. L’ udienza di merito sul ricorso che chiede il blocco del provvedimento che dà il via libera al prestito di 3,9 miliardi alla banca senese, secondo quanto poi riferito dal Codacons, è fissata per il 20 febbraio. Palazzo Koch ha chiesto il rigetto del ricorso per la sua inammissibilità e infondatezza e «la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria, considerata la pretestuosità del ricorso». Non solo. Via Nazionale per esprimere la massima trasparenza ha espresso «piena disponibilità» a consegnare la delibera che ha discusso e approvato il via libera ai Monti Bond al presidente del Tar «nel rispetto delle norme di legge a tutela delle informazioni sensibili». Una decisione legata alle critiche espresse dall’ associazione dei consumatori alla scarsa trasparenza nel trasferimento delle informazioni ai magistrati amministrativi. Via Nazionale non ha nascosto il fastidio per l’ iniziativa del Codacons ritenuta volta a riscuotere consensi più che a contribuire alla chiarezza della vicenda. Per questa ragione è stata presa la decisione di chiedere al tribunale di considerare quella del Codacons una richiesta pretestuosa da inquadrare come lite temeraria. L’ istituto guidato da Visco ha sottolineato la delicatezza dei documenti nei quali scrive le sue decisione. Non c’ è la volontà di sottrarsi alla collaborazione con le autorità giudiziarie, tanto che il documento sarà sottoposto al presidente del Tar se questo lo richiederà, ma c’ è l’ esigenza di evitare di diffondere al pubblico una relazione di tipo tecnico che contiene dati sensibili di una società quotata. Ora in attesa della prossima udienza la procedura prevede il nuovo passo del Tesoro che dopo il sì del Direttorio deve completare ora l’ iter. L’ obiettivo del Monte dei Paschi è infatti quello di emettere gli strumenti, che saranno sottoscritti dal Tesoro, entro metà febbraio per poter mettere in sicurezza il patrimonio e concentrarsi sul piano industriale che dovrà consentire di ripagare i Monti Bond. Quanto alla banca in attesa del cda di mercoledì dove sarà fatto il conto delle perdite dei derivati si registra il primo scricchiolìo tra la Fondazione e il presidente di Banca Mps, Alessandro Profumo, che «con le sue dichiarate intenzioni di cercare nuovi soci disattende completamente il mandato ricevuto all’ assemblea di ottobre 2012 dalla Fondazione Mps, l’ ente che lo ha nominato a capo della Banca» ha dichiarato in una nota Paolo Mazzini, membro della Deputazione generale della Fondazione. «Negli ultimi giorni – ha affermato Mazzini – Profumo ha più volte ribadito di volere nuovi soci per la Banca, ha addirittura detto di sognare un socio finanziario a lungo termine. Un’ operazione del genere è possibile soltanto se viene concluso a breve l’ aumento di capitale fino a un miliardo, per il quale il Cda ha ricevuto la delega dall’ assemblea dei soci del 9 ottobre scorso. L’ aumento di capitale, però, è stato autorizzato dalla Fondazione con la clausola che venga valutato solo come estrema ratio». Insomma sul Monte si addensano altre nubi e non solo giudiziarie.
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